Il ricordo del 9 – Salvatore Lanno

Il mestiere dello scrittore spesso comporta l’elaborazione di una realtà alternativa, intrecciandone dettagli e prospettive in modo da suscitare emozioni e trasmettere i propri messaggi. Talvolta, però, la realtà supera ogni forma di costruzione immaginifica, ed è sufficiente raccontarla nella sua straordinaria ordinarietà per colpire il lettore. É il caso de Il ricordo del 9, un breve romanzo autobiografico firmato Salvatore Lanno ed edito da Sovera Edizioni.

Riassemblare il mosaico di una vita

Il ricordo del 9 è l’esposizione in prima persona di un passaggio chiave che ha segnato inequivocabilmente la vita dell’autore e protagonista. Il giovane Salvatore, nel giorno 9/9/1999 è infatti di ritorno dalla vendemmia in scooter, con alla guida l’amico di sempre Simone, il quale tenta di superare un trattore con rimorchio che li precede a velocità molto ridotta.

Il protagonista fa per dare un’occhiata al guidatore, ma d’un tratto si sente tirare verso il basso e tutto diventa buio. Quando riprende conoscenza, l’adrenalina gli concede sufficiente lucidità da realizzare di essere stati investiti e che Simone giace a terra inerte, ma le sue condizioni critiche gliela fanno perdere nuovamente poco dopo, all’arrivo dell’ambulanza.

Si risveglia nel centro traumatologico più vicino, dove subisce un’operazione delicata, al termine della quale intraprende una lunga e faticosa riabilitazione, sia fisica sia psicologica, in cui il numero 9 ricorre e si veste da simbolo di fortuna e di rinascita. La seconda fase del narrato si concentra proprio sui vari passaggi che compongono il processo di ricostruzione delle certezze e delle prospettive del protagonista, che ritrova man mano la propria forza e la propria armonia interiore superando crisi, sfoghi, catarsi e realizzazioni.

La felicità è il risultato della ragione di vita. Nella vita non importa essere qualcuno, ma essere se stessi e fare qualcosa.

Salvatore Lanno

Miseria umana e affetto famigliare

Per quanto riguarda il protagonista, Il ricordo del 9 sceglie la via narrativa dell’immedesimazione attraverso la rinuncia a una spiccata caratterizzazione, presentando il suo punto di vista sulla vicenda in modo accostabile a quello di un osservatore esterno.

Talvolta fanno irruzione considerazioni, citazioni e flussi di pensieri di stampo prettamente personale, che ricordano la pratica psicanalitica dell’elaborazione dei traumi irrisolti. L’idea che tali paragrafi comunicano sulla natura del narrato, più che di una costruzione letteraria, è quella del tentativo di raggiungere una svolta catartica attraverso la scrittura terapeutica.

D’altro canto, i tratti caratteriali dei personaggi di contorno sono invece molto netti e ben delineati, a partire dai genitori fino all’ultimo dei paesani di Calatafimi che viene coinvolto a vario titolo nella vicenda. Emerge un chiarissimo contrasto tra il nucleo famigliare molto unito e premuroso, nonché promotore di valori come la tolleranza e l’etica del lavoro, e un ambiente esterno sostanzialmente indifferente, se non ostile, dove la fanno da padrone risentimento, indifferenza e omertà.

Emblematico in questo senso è il caso dei contadini che non possono non conoscere il proprietario del trattore responsabile dell’incidente, ma non ne rivelano l’identità.

La campagna siciliana tra realismo ed evocatività

L’ambientazione del romanzo coincide per la maggior parte con le campagne circostanti Calatafami, con qualche visita a Trapani e a Milano per questioni di servizi e di pubblica amministrazione. Se la descrizione dei contesti cittadini è praticamente inesistente, l’autore tratteggia il mondo contadino con grande leggiadria evocativa, trasmettendo appieno quella sensazione di semplici piaceri, pratiche ed emozioni che caratterizzano la vita di chi è cresciuto in un contesto rurale.

Soprattutto nell’antefatto vi è un susseguirsi di aneddoti su passatempi nella natura, consuetudini e rituali tipici della gente di paese o della famiglia del protagonista, che richiamano un’atmosfera bucolica nei confronti di un mondo che, a prescindere dall’incidente, con l’andare del tempo è destinato a non esistere più in quella forma.

Un concentrato di nostalgia dal sapore agrodolce, capace di far riaffiorare lo stesso tipo di forti ricordi in chi è cresciuto in un contesto simile.

Veduta di Calatafami

Molti fatti, poche azioni

Lo stile di Salvatore Lanno in Il ricordo del 9 è estremamente asciutto, talvolta didascalico, quasi come se si trattasse di una cronaca giornalistica. Di per sé non è un male, perché mantiene il lettore concentrato sul susseguirsi degli eventi e sulla loro relazione di causa ed effetto, tuttavia si poteva osare un po’ di più, anche in termini di gestione dello spaziotempo.

La stesura è infatti perfettamente lineare, senza flashback o altri elementi di rottura del continuum, senza reminiscenze o proiezioni mentali del futuro. Uno stile che talvolta rasenta il verismo, ma a cui manca qualcosa per essere del tutto vincente in termini d’introspezione psicologica, nonostante essa occupi un ruolo centrale nella vicenda.

In ogni caso, la narrazione risulta nel complesso molto minuziosa, precisa e piacevole, specialmente nelle descrizioni.

In definitiva, Il ricordo del 9 è un romanzo breve di buona fattura, che rende pienamente onore a un’esperienza difficile, ma anche rivelatrice. Si tratta di un inno alla vita, alla rinascita interiore e alla speranza nel futuro. Decisamente consigliato!

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