Ritrarre l’osceno – di Tito Borsa

Il nudo artistico non esiste, o quantomeno non esiste come genere fotografico. Se ammettessimo l’esistenza di un nudo artistico come genere in contrapposizione al nudo erotico, dovremmo ammettere che il nudo erotico non possa essere artistico. E questo, come vedremo in seguito, non ha alcun senso.

Tito Borsa – Ritrarre l’osceno

Comincia così, con una forte presa di posizione contro la visione comune della fotografia di nudo, il nuovo libro di Tito Borsa, che presenta alcuni dei suoi scatti più significativi a corredo delle riflessioni e delle impressioni che la sua avventura professionale lo ha portato a elaborare fino a oggi.

Ritrarre l’osceno tratta della sfida alle convenzioni, sia della fotografia sia della visione del nudo e dell’erotismo, che Borsa ha voluto lanciare a una società ancora troppo bigotta e giudicante nei confronti di un forte mezzo per l’espressione di sé

Il concetto di artistico

Non esiste un nudo artistico vero e proprio perché ogni immagine di nudo, potenzialmente, lo è. Ciò che Borsa propone, alla base di ogni sua teoria e formulazione successiva, è una definizione alternativa di arte, che non ricalca né l’identificazione classicista con un bello oggettivo, né debba il suo status alla mera popolarità che raggiunge una determinata opera.

Artistico è ciò che può essere utilizzato per raccontare altro, cristallizzare un momento, un incontro, un’interazione. Un’anima.

Si tratta dunque di una definizione utilitaristica, ma che trascende qualsiasi paletto di accettabilità morale e sociale. Arte è mostrare il bello e il brutto, dare un’idea fugace dell’ineffabile, rilanciare i messaggi e gli istinti sopiti dalle convenzioni.

Secondo l’idea di arte proposta da Borsa, il problema di un nudo artistico in contrapposizione all’erotico, semplicemente, è trascurabile, in quanto l’ars trascende tali dicotomie. Ritrarre l’osceno, secondo Borsa, è un ossimoro, in quanto l’osceno non esiste, se non in un costrutto sociale. Semmai, bisogna prendere in considerazione il conflitto tra lavoro autoriale e prodotto di consumo.

Ritrarre l'osceno
L’origine du monde, esempio di osceno artistico, citato da Borsa nel libro.

La critica al porno di massa

Le riflessioni di Ritrarre l’osceno si spostano in secondo luogo sullo stato dell’arte dell’erotismo, del nudo e della pornografia, delineata come tossica in quanto mero prodotto di consumo.

Pur non condannando in sé e per sé l’esistenza di prodotti per adulti atti al mero intrattenimento, Borsa critica la dimensione odierna del porno come mero genere di consumo principalmente per due motivi.

Il primo è che esso ricalca stereotipi di genere e d’interazioni tipici della società maschilista e patriarcale, con l’uomo dipinto come un cacciatore famelico sempre pronto all’erezione e la donna che punta soltanto a soddisfare i bisogni del partner ignorando i propri, oppure a soddisfare sé stessa con gli stessi metodi predatori del maschio. Per quanto la tendenza sia in calo ed esistano sempre più contenuti rivolti a un pubblico con un orientamento e una sensibilità erotica differente, esso rimane comunque lo schema di base dei prodotti mainstream che popolano i siti gratuiti.

Il secondo è che, nel seguire questi schemi che puntano soltanto a mostrare l’atto il prima possibile per soddisfare i bisogni del pubblico, si perde l’espressione personale del regista e del team operativo, che, invece di raccontare il proprio sguardo sulla sessualità, diventano meri esecutori di un atto meccanico, senza significato e senza narrativa. Il consumo esclusivo di prodotti erotici del genere conduce a una fallacia culturale nelle persone, che in larghissima parte non sanno rapportarsi alla propria sessualità, a quella altrui e a quella condivisa.

Una critica sociale e intergenerazionale

Oltre agli aspetti sociali e alla visione comune del nudo, e di conseguenza del sex work, su cui Borsa si sofferma in un’altra sezione del saggio e che ha approfondito con la recente inchiesta del suo team Wathcdogs sul blog La Voce che Stecca, Ritrarre l’osceno discorre per parecchie pagine su come la battaglia per una più libera espressione della componente erotica del sé faccia parte di quella generazionale tra i millennials e le generazioni precedenti.

Rifacendosi ad alcuni concetti espressi da Zygmunt Bauman sull’amore liquido, le vite di scarto e i prodotti dell’interazione malsana a cui ci costringe la società dei consumi, Borsa traccia un ritratto poco rassicurante ma estremamente accurato della condizione di buona parte dei suoi coetanei, la prima generazione in Europa che, dopo tanto tempo, non ha più una base famigliare su cui costruire un futuro migliore, ma deve combattere per non perdere ciò che aveva alla nascita.

Allo stesso tempo, il giovane medio è strozzato da canoni sociali, relazionali e perfino economici desueti, che non portano risultati e a cui tuttavia deve adeguarsi macinando stress per paura dell’esclusione sociale. Tra questi canoni rientrano anche quelli relativi all’oscenità, con tutto il corredo di mancata espressione di sé e repressione del gusto che essa comporta.

Nulla di rivoluzionario, ma vale la pena parlarne

Storie in Rete difficilmente si occupa di saggistica perché non è facile fissare criteri di valutazione come per la narrativa. Inoltre, trattandosi di argomenti con una forte dose di filosofia e di ricerca accademica alla base, dare un’opinione personale lascia il tempo che trova.

Tito Borsa è sicuramente un bravo scrittore, che nell’esposizione logica trova una sua dimensione consolidata e riesce a trasmettere molto bene i propri messaggi, accompagnandoli con esempi coerenti ed esaustivi.

Detto questo, a titolo prettamente personale devo ammettere che Ritrarre l’osceno è un testo apprezzabile, ma di cui non sentivo tutta questa necessità. Ho trovato molto interessante la disquisizione iniziale su cosa è definibile artistico e cosa no, così come ho apprezzato molto che ha indicato nella narrazione implicita la differenza tra un oggetto d’arte e un prodotto d’intrattenimento. Una distinzione che per scrittori e content creator è pane quotidiano, ma che troppo spesso viene fraintesa o dimenticata.

Tuttavia, le opinioni sulla sessualità, sulla visione del nudo e sull’espressione di sé nella società attuale sono note, e di per sé l’analisi di Borsa non porta alcuna aggiunta a quello che è un discorso ormai aperto e sviscerato pressoché da ogni pensatore e artista da Bauman in poi. Inoltre, il racconto della sua esperienza e il legame tra quella e la genesi delle riflessioni e delle considerazioni, è abbastanza labile e intermittente. Trovo che sia una sorta di compendio della filosofia erotica per l’uomo medio, presso cui tuttavia l’opera potrà difficilmente trovare appeal per i motivi che ha espresso lo stesso Borsa.

Proprio perché è un prodotto di pregio, Ritrarre l’osceno costa, non è un testo facile di consumo e offre una visione della sessualità non conforme a quella della massa, che dunque vede disattese le sue aspettative. Mentre per chi conosce già la materia del nudo, artistico o meno, altro non è che un enorme bias di conferma di ciò che già conosceva e approvava.

Nonostante questa perplessità sul target, credo che faccia bene parlarne e mantenere vivo un discorso che rischia di scivolare nell’oblio prima di aver completamente attecchito a livello filosofico e di mentalità. Per questo ho deciso di approfondire insieme a Tito Borsa, con cui sarò live domani, mercoledì 8 giugno, alle ore 21 sul mio profilo Instagram @marco_ferreri_btm!

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