La traiettoria della redenzione – di Luca Pegoraro

C’era una volta il West, che talvolta è ancora capace di riemergere dalla polvere, più vivo e suggestivo che mai. In questo caso lo fa magistralmente tramite la penna di Luca Pegoraro, direttore editoriale di Jeet Write Do e vecchia conoscenza di Storie in Rete. La traiettoria della redenzione, questo il titolo del suo ultimo romanzo, edito con Bookabook, è una storia di fauci secche, sogni dimenticati e inesorabili morsi del destino.

Il tutto condito da una buona dose di humor, ogni tanto volgarmente popolare, in altri frangenti decisamente black, soprattutto se il vostro punto di vista è quello di un essere umano. Un punto di vista che non tange minimamente il narratore d’eccezione della leggenda di Condanna, Pocaluce Miller e dei suoi Bandidos.

La sfida, il destino, la sfida al destino

In accordo con la tradizione statunitense, La traiettoria della redenzione è un romanzo intriso di predestinazione fin dalle primissime battute, e in virtù di ciò il suo intreccio di base è piuttosto semplice.

C’è Pocaluce Miller, capo dei Bandidos, un implacabile gruppo di ricercati che si sono messi in testa di poter impersonare il buio senza ritorno, la morte e il male assoluto. Ci sono le loro vittime, ovvero chiunque osi opporsi alle loro scorribande, o semplicemente trovarsi a portata delle loro armi quando i cinque desiderano lanciare un messaggio all’intero West con il linguaggio degli scalpi. E c’è Condanna, una donna a cui la vita ha tolto tutto, tranne il dolore. Una vendicatrice che trascende lo spazio e il tempo, le cui membra scheletriche si dissolvono nella polvere, per poi ricomparire soltanto la invocano per scacciare un’oscurità uguale e contraria.

Ed è proprio l’oscurità a intrecciare i fili invisibili delle scelte dei personaggi e a disegnare la traiettoria distruttiva che porta allo scontro finale, in un crescendo di oscure rivelazioni sul passato dei personaggi, impregnato di quel male che nel presente impregna il loro cuore e le loro azioni.

Pocaluce e Condanna sono nemici giurati in quanto incarnano una dicotomia, sebbene non sia quella classica tra il bene e il male. La loro è infatti la resa dei conti tra la rabbia primordiale, inesauribile fame di distruzione, e il terrore del gelo eterno, resiliente disperazione esistenziale. Perciò la loro battaglia non ha tempo, non ha spazio, ed è a suo modo una sfida al destino, allo stesso West, dispensatore di vita e di morte, di gioia e disperazione, di senso e assurdità.

Perché nel Selvaggio West non mancavano mai gli avversari, ma l’unico vero nemico era la vita stessa.

FOTTIAMOLO QUEL NARRATORE DA MEZZA TACCA: IL ROMANZO È NOSTRO

Pocaluce Miller – La traiettoria della redenzione (Luca Pegoraro)

Un padre volubile

Ebbene sì, la mezza tacca a cui accenna Pocaluce è la personificazione, o sarebbe meglio dire calata nel ruolo di narratore onnisciente, dello stesso Selvaggio West.

Una scelta pressoché perfetta, in quanto ha pieno successo nel soddisfare una serie importante di esigenze narrative, una tra tutte a definire un preciso bersaglio alla sfida metafisica che dà un senso e una profondità unica alle azioni dei Bandidos. Inoltre, il caro Vecchio West non fa nulla per nascondere la sua identità e la sua posizione privilegiata, uscendo allo scoperto già dalle prime scene e qualificando i personaggi come suoi figli.

Tuttavia, la sua figura paterna è tutt’altro che benevola, in quanto interferirà in maniera volubile e giocosa nelle vite (e soprattutto nelle morti), senza mai tentare di addolcire loro la pillola o mostrarsi compassionevole, se non in maniera estremamente distaccata e pregna di ironia esistenziale.

L’incarnazione della durezza e dell’assurdità di quell’esistenza piena di ignoranza, polvere, sputi per terra e situazioni infami, dove spesso nemmeno la morte è una liberazione. O, se preferite, l’incarnazione dell’espressione gergale anglosassone Shit happens, che non mi stupirei se fosse stata coniata per la prima volta tra le praterie semidesertiche del West

Uno sporco romanzo ma qualcuno doveva pur scriverlo

La traiettoria della redenzione è così: polveroso, ironico, inesorabile, selvaggio, brutto e cattivo. E la scrittura di Pegoraro gli rende pieno onore, con i suoi continui richiami allo slang e il suo gusto per il proverbio popolare, ancor meglio se volgare.

Una scrittura spesso cruda, che non fa sconti a nessuno esattamente come la trama, e trascina il lettore a colpi di pistola tra un flashback traumatico e una resa dei conti al sapore di piombo. Si tratta di uno stile di stesura estremamente caratterizzato, quasi stereotipato, come lo è del resto il personaggio-narratore che incarna lo spirito del West.

Insomma, poche sarebbero le parole di approvazione scolastiche per un testo del genere, ma qui si parla di vita vera, un gioco da duri che l’autore ha saputo giocare, nell’ottica di quella Sfida al linguaggio che sta alla base del suo progetto editoriale Jeet Write Do.

Si tratta dunque di un romanzo suggestivo, interessante e scorrevole, con una capacità spiccata di catapultare il lettore nella rappresentazione, sia esso nostalgico del western o meno. Il libro, che potete acquistare e approfondire qui, vale decisamente quattro chiacchiere, e io e Luca Pegoraro le faremo mercoledì 15/06 in diretta su Instagram (@marco_ferreri_btm). Non mancate!

Rispondi