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Nucleare – di Marco Ferreri

Rinvenne di soprassalto e gettò lo sguardo verso l′abisso oscuro sopra di lei, rimanendo incantata dal turbinio di nebulose, comete, meteore e stelle lontane che tappezzavano la volta celeste. Incredibile come quello spettacolo fosse sempre stato lì, irraggiungibile e a portata di mano allo stesso tempo. Nascosto, ma alla luce del Sole. Nascosto proprio dalla luce del Sole, a dire il vero.

Ah, quanto odiava quella fastidiosa lampadina portatrice di terrore ultravioletto, flagello della civiltà Nucleare fin dall′alba dei tempi! E quanto odiava l′alba, spauracchio del suo popolo.

«Vai pure a giocare di sopra, M, ma torna prima dell′alba!»

Adesso, invece, sarebbe potuta andare dove voleva e tornare quando voleva, protetta dal freddo eterno e scaldata dal nucleo fissile interno.

Se la sua gente era in grado prosperare anche senza quell′odiosa stella sopra di loro, perché gli idioti del Consiglio si erano sempre opposti all′oscuramento del Sole? Avevano davvero a cuore la sorte degli esseri inferiori in superficie, ancora fermi a battagliare tra loro per alimentarsi invece di evolversi, oppure continuavano a credere alla favoletta “dell′equilibrio naturale perfetto e superiore” che non si deve non alterare? Se quell’equilibrio era davvero così superiore, perché M, un′adolescente di soli centocinquanta anni, era riuscita a distruggerlo premendo uno stupido pulsante?

Si concentrò sugli arti superiori dell′involucro del Superficiale. Erano bianchi, sempre di più, e sempre più rigidi, così come le sue gambe longilinee. Si puntellò sul terreno per trarre il fisico femminile in piedi, ma le braccia rimasero attaccate al nero asfalto. La testa della giovane ospite divenne pesante per via del ghiaccio sui capelli e la gravità la trascinò verso il basso. Nel giro di qualche secondo il corpo umano si cristallizzò supino, con la bocca aperta in una smorfia di terrore.

Vista dall′esterno, la Superficiale doveva incarnare la perfetta raffigurazione della futile e perciò poetica lotta della vita contro il freddo universale. L′obiettivo artistico di M era raggiunto, nonostante il prezzo da pagare: non avrebbe potuto godere del proprio capolavoro neanche per un istante.

M sospirò, metà soddisfatta e metà affranta, e cominciò la transizione verso la sua forma volatile, dal PH così acido da disintegrare a contatto anche la nuda terra. Un piccolo rivolo di mercurio cominciò a colare fuori dalla bocca della ragazz…

«Ehi, sorellina, scegliamo un altro film!» esclamò la giovane sulla ventina dai capelli bruni. Posò una mano sul fianco ricoperto da una corta gonna arancione e con l′altra spostò gli occhiali da sole leggermente verso il basso, affinché si notasse la sua aria impaziente.

«Perché?»

«La fantascienza mi inquieta. E poi, con quella locandina anni ′60, sarà il solito film dove adolescenti americani fanno cose su una decappottabile in un posto isolato, fino a quando spunta un′astronave a rapirli o ciccia fuori un Alien dalla gola di uno dei due. Roba vecchia, già vista. E se la mamma scopre che ti ho fatto vedere certe cose mi mette in punizione!»

M si convinse e zampettò verso la sorella, pensando tra sé: “Se il soggetto del film è davvero quello, il mio è cento volte meglio”.

Il racconto è disponibile anche in versione audiolibro sul mio canale YouTube BTM – Scrittura Psicoattiva:

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