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L’ultimo bacio della Fortuna – di Marco Ferreri

«Padma, presto, o l′imperatore morirà!» urlò il cubicolario.

Il nudo corpo atletico del sovrano giaceva supino sulla lucida lastra di marmo adibita a lettino. Aveva un colorito bluastro e rantolava debolmente, in contrasto con le frenetiche contrazioni che ne tormentavano il diaframma.

Una giovane avvenente, di portamento nobile, con lineamenti spigolosi e corti capelli corvini fece capolino da un angolo cieco in fondo all′ampio studio. Vestiva un lungo abito bianco di seta preziosa. Nonostante la concitazione e la gravità del momento, aveva un′aria calma e solenne. Passò rapidamente in rassegna il drappello eterogeneo che aveva portato l′Augusto presso di lei, il quale conteneva schiavi, soldati e senatori, dopodiché domandò: «Che cosa gli è successo?»

«Deve aver mangiato pesante» intervenne Narcisso, capo della compagnia dei gladiatori e suo preparatore atletico. Parlava lentamente e a voce alta, affinché tutti udissero con chiarezza: «Non partecipa a un banchetto da mesi, preferisce passare giorno e notte a giocare al gladiatore. Senza il mio intervento, nemmeno oggi avrebbe onorato il suo ruolo d’imperatore!»

L′Augusto provò a mettersi seduto per ribattere, ma le vie respiratorie ostruite lo condussero a una nuova crisi di tosse e dovette ricadere sulla lapide.

Padma emise un profondo suono gutturale, segnale che doveva essere lasciata sola per eseguire la terapia miracolosa che ne aveva sancito la fama di guaritrice divina. Mentre il cubicolario accompagnava i presenti fuori dalla stanza, la donna si approssimò al lettino e infilò la mano nell′incavo del seno prosperoso. Ne cavò due oggetti: un corto pennello e un piccolo calamaio in bronzo, il quale conteneva un antidoto universale, la cui formula le era stata affidata dagli dei stessi.

Ripeté il suono mistico, intinse il pennello e lo fece penzolare sopra il petto depilato del sovrano per qualche secondo, senza badare alle gocce di liquido scuro che schizzavano in ogni dove. A un certo punto si bloccò, tacque, strinse l′attrezzo con entrambe le mani, lo scagliò con forza sovrumana verso un punto della pelle indurita e la penetrò senza pietà.

Gli occhi e le membra dell′imperatore si animarono di colpo. Prese a vomitare violentemente, mentre Padma affondava altri colpi e mischiava sangue fresco al liquido misterioso. Dopo diversi minuti di terapia, l′uomo cadde svenuto, ma riprese a respirare regolarmente.

Commodo rinvenne circa un′ora dopo, mentre la giovane era intenta a coccolarlo e a cospargerlo con il nero unguento taumaturgico.

«Congiura?» sibilò a occhi chiusi.

«Sì, mio signore» sussurrò Padma, carezzandogli il volto rigonfio, «mentre dormivi, i pretoriani a te fedeli sono caduti. Fortuna ti ha voltato le spalle, e non solo lei. Narcisso sta giungendo a finirti.»

«No… quel traditore non mi ucciderà. Fallo tu. Laverai l′onta di avermi curato, forse perfino quella di avermi amato.»

Aprì gli occhi e si trovò di fronte quelli della ragazza: celestiali, limpidi, profondi. Disperato, la cinse e assaporò lungamente la sua bocca, mentre un crescente rumore di passi pesanti proveniva dal corridoio.

«L′ultimo bacio della Fortuna» esclamò Commodo, mentre Padma lacrimava copiosamente sul corpo dell′amato, sulle proprie mani e sul pennello, sospeso in aria come un′aquila che attende di compiere la picchiata fatale.

Roma, 31 dicembre 945 a.U.c.

Questa storia è disponibile anche in versione video sul mio canale YouTube “BTM – Scrittura Psicoattiva”:

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