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Undone seconda stagione – A Bruciapelo

La serie “A Bruciapelo” raccoglie le mie impressioni, analisi e riflessioni su opere non letterarie che reputo di forte impatto e pregio narrativoLa scrittura è una tecnica particolarmente efficace, ma sono numerosi i mezzi per narrare storie e mandare messaggi. Saperlo fare per bene, in fondo, è ciò che conta davvero. In questo articolo ci occuperemo della seconda stagione di Undone, serie TV animata in continua oscillazione tra lo psicologico e il paranormale a cura degli autori di Bojack Horseman. Proiettata per la prima volta su Amazon Prime Video ad aprile 2022, l’ho recensita anche in versione vlog sul mio canale YouTube BTM – Scrittura Psicoattiva:

Il finale della prima stagione

La prima stagione di Undone si chiude nel modo più coerente possibile per una narrazione che ha sempre corso sul filo dell’ambivalenza tra percezione e realtà. Tuttavia, lo scioglimento quasi simultaneo dei vari archi narrativi lascia la sensazione che alcuni eventi fossero destinati ad accadere a prescindere dall’uso dei poteri di Alma, uno tra tutti l’annullamento del matrimonio tra Becca e Reed.

L’ultima scena, con le due sorelle che passano la notte di fronte a una grotta nel deserto messicano in attesa del ritorno di Jacob, è l’apoteosi della trepidante attesa che si sciolga il dubbio sulla natura del cervello di Alma: sovrannaturale o schizofrenico? Dubbio che sembra infine pendere verso la seconda ipotesi, quando il defunto padre non resuscita e non riemerge dalla caverna.

Tuttavia, è proprio quando la razionalità si spegne e nel guidare le nostre scelte la sostituisce quel barlume di speranza, tanto inspiegabile quanto inesauribile, che ci apriamo alla meraviglia. Proprio questo succede una volta per tutte ad Alma nell’ultima scena della prima stagione di Undone, quando entra nella grotta e rimane stupefatta dalla visione che le si para davanti agli occhi, rimescolando nuovamente le carte.

Le due sorelle di fronte alla caverna

Undone è una serie all’insegna dell’ossessione

Un finale del genere, oltre a essere la classica mossa per lasciare lo spettatore in sospeso, ha reso una seconda stagione sacrosanta e necessaria, perché lo scioglimento ha esaurito soltanto la vicenda di Becca e quella di Alma e Jacob. Una disambiguazione che mantiene comunque centrale una certa ambiguità, in quanto la verità sulla morte di Jacob genera una valanga di nuove domande e introduce di colpo, quasi vomitandola sullo spettatore, una tematica fondamentale rimasta in background per tutto il corso della storia: l’ossessione.

Caratteristica tipica della schizofrenia, l’ossessione nel suo significato più ampio guida ogni azione umana che si basa su un desiderio prolungato nel tempo, alimentato dal rifiuto della realtà e progressivamente frustrato dalla sua non realizzazione.

È infatti il desiderio ossessivo di Jacob di voler curare la madre Geraldine che genera i poteri di Alma tramite la ricerca e gli esperimenti su di lei, ma anche la sua stessa fine. Ed è proprio il rifiuto per quella morte, trasmesso come un morbo – o forse è proprio il morbo della schizofrenia? – a mettere in moto la mente di Alma e la sua capacità di provocare le vere o presunte alterazioni della realtà.

Guardando l’altra faccia della medaglia, però, è la stessa l’ossessione per la normalità a orientare come un filo invisibile le azioni dei personaggi socialmente inseriti di Undone, ovvero Sam, Camila e, fino alla decisione di confessare il tradimento a Reed in favore dell’onestà con se stessa, Becca. Infatti, essi sono incatenati ai loro ruoli sociali – di genitore e di partner – e ciò li rende incapaci sia di vedere oltre sia di dimostrare che la vicenda di Alma e di Jacob è frutto di una manifestazione patologica, per quanto sia l’ipotesi più logica.

La ricerca del pezzo mancante nella storia famigliare

Tuttavia, il dubbio di aver assistito a una storia di sanità invece di una di ordinaria follia rimane, e il primo pregio della seconda stagione di Undone sta nel lasciarlo provvisoriamente da parte, presentando una terza via. Si tratta della ricerca del pezzo mancante, il santo Graal della psicoterapia, ovvero il tassello perduto nel mare delle possibilità e dei ricordi, senza il quale il ritratto botticelliano di una mente sana si deforma in una sofferente distorsione cubista.

Trovare il pezzo mancante significa risolvere il proprio conflitto interiore fondamentale, per poi accettare serenamente la propria esistenza. Ciò può essere fatto ricercando nel passato ciò che ha portato alla crisi presente e disfacendolo, per poi rifarlo in un altro modo. Undo it and do it again. Si raggiunge qui il vero cuore e significato di Undone, di cui le vicende del primo atto non sono che un enorme prologo.

Infatti, una volta uscita dalla caverna, Alma si ritrova in una timeline alternativa in cui Jacob è vivo e vegeto e ha rinunciato alle ricerche per concentrarsi sulla felicità della famiglia. Pur consapevole degli eventi precedenti e dei poteri della figlia, dimostra subito una radicale evoluzione psicologica, cominciando a insistere affinché non interferisca ulteriormente nel flusso temporale, cosa che Alma scopre presto di non poter più fare a piacimento.

Il mosaico è ricostruito, la felicità relativa raggiunta ed è il momento di farsela andare bene così. O forse no?

Camila, tra amore represso, tradizione e omertà

Primo piano di Camila

La capacità visionaria di Alma rimane alterata, e tramite essa la ragazza scopre che la madre Camila ha un affare segreto con un uomo misterioso. Tale ricordo appartiene a Becca, che si scopre essere in grado a sua volta di viaggiare nel tempo. Così, dopo che una Camila messa alle strette scappa di casa diretta in Messico, le due giovani si mettono alla sua ricerca, che coincide con quella del suo pezzo mancante.

Ne verrà fuori la storia emotivamente straziante della giovane Camila, costretta dalle circostanze sociali, dalle convinzioni religiose e dal rifiuto della famiglia a mantenere il segreto sull’esistenza di Alejandro, figlio illegittimo nato da una relazione clandestina con un prete prima di emigrare negli Stati Uniti. Una più che coerente spiegazione della rigidità materna, che sembra risolversi quando ritrovano Camila nell’appartamento di Alejandro, dove si era recata per dargli i soldi necessari a curare un tumore ai polmoni.

Tuttavia, dopo aver scoperto che avrebbe avuto una famiglia se soltanto la madre ne avesse rivelato l’esistenza a Jacob, rifiuta i soldi e segna il fallimento della missione di Becca e Alma, la quale precipita in un piano alternativo e si perde nella nebbia.

What’s done can be undone?

Prima di procedere oltre, ci tengo a evidenziare due punti significativi di questo arco narrativo: il fatto che sia Becca e non Alma ad avere la capacità di alterare il passato di Camila – in quanto, come accennavo nel video precedente, tra loro vige un rapporto speculare a quello tra Jacob e Alma, ovvero basato sul rispecchiamento – e che in esso venga sviscerato anche l’ascendente materno della protagonista, facendo emergere il substrato mistico e occulto proprio della cultura centroamericana.

Nella prima stagione, con la sola eccezione della danza sciamanica che porta alla rivelazione finale, tutto ciò che riguardava l’alterazione della realtà era riferito alla figura paterna, in antitesi con la visione deterministica degli eventi propria della mentalità anglosassone, sintetizzata nella massima del Macbeth:

What’s done cannot be undone

Tratto dal “Machbeth” di William Shakespeare

Allo stesso modo, il misticismo e lo sciamanesimo rappresentano l’opposizione alla cultura cattolica basata sulla fede cieca, l’omertà e il rispetto dell’ordine sociale tradizionale, che imbriglia la mente di Camila ed è la causa originale del suo sofferto rifiuto per Alejandro, ma più in generale delle persone per come sono fatte.

Geraldine, l’accettazione e il mosaico della personalità

Tornando alla trama, un’altra visione rivela a Becca e Alma che a convincere Camila ad abbandonare Alejandro al suo destino a Camila era stata la nonna Geraldine, la quale ha vissuto buona parte della sua esistenza in un istituto psichiatrico proprio a causa della schizofrenia. Alma attraversa un portale aperto dalla sorella per tentare di contattarla, ma rimane intrappolata nel passato e viene ricoverata nell’istituto.

Laggiù, dopo una serie di tentativi, riuscirà a scavalcare il muro della rimozione e a rievocare il passato della nonna, ultimo pezzo mancante del mosaico della loro storia famigliare.

Alma e Geraldine

Tassello mancante che viene mostrato apertamente nella visione caleidoscopica delle varie identità di Geraldine, tra le quali rimane oscura quella della sua infanzia, Ruchel, il suo nome di battesimo in Polonia, che rifiuta dopo essere sbarcata da sola negli Stati Uniti con l’intento di lasciare alle spalle il proprio penoso passato. Infatti, poco prima di lasciare la sua terra natale, è costretta ad assistere impotente ai nazisti che prelevano i suoi genitori, sempre per questioni legate all’alterazione del flusso temporale.

Il punto significativo della vicenda di Ruchel/Geraldine è che ogni tentativo di Alma, Becca e Jacob di alterare quel fatto fallisce, ma è la stessa donna a sciogliere la vicenda in favore dei suoi discendenti, reintegrando Ruchel nel mosaico della sua personalità ed ricostruendola, così da non causare le reazioni a catena che avevano generato problemi, rifiuto e sofferenza interiore a tutti i suoi discendenti.

Il rifiuto della mente umana per la perfezione

Per quanto tale vicenda crei finalmente una timeline in cui tutti i membri della famiglia di Alma sono vivi, felici e si amano a vicenda, si ha un vero e proprio ribaltamento concettuale del filo conduttore della storia, dal rifiuto radicale all’accettazione serena, che Alma completa quando esprime il desiderio di tornare nella timeline originale per curare le sofferenze di coloro che si trovano laggiù.

Questa scelta rivela una caratteristica fondamentale della condizione umana, ovvero che la nostra mente è in costante tensione verso un’idea di perfezione, ma non sa trarne soddisfazione nel caso riesca a raggiungerla. Alma, infatti, resiste nella linea temporale perfetta fino alla morte di Jacob, questa volta serena e di vecchiaia, ma poi ha nuove visioni che la invitano ad aggiustare altri elementi. Decide così di tornare alla realtà originale, dando la risposta definitiva e incontrovertibile al dubbio sottostante gli eventi della prima stagione.

Spiace dirlo, dopo sedici puntate passate a parteggiare per lei, ma diventa palese che la capacità di viaggiare nel tempo e modificare gli eventi era soltanto frutto di una sua illusione. Viene così a cadere la spiegazione alternativa ai sintomi della schizofrenia per la comparsa di Jacob nella mente di Alma, così come per le azioni illogiche e le intuizioni mistiche, mentre gli eventi sovrannaturali del primo arco narrativo hanno una spiegazione logica.

La migliore rappresentazione artistica della tendenza umana verso una perfezione irraggiungibile

Undone è un frutto della mente di Alma

La lettura dei ricordi altrui è infatti possibile grazie a un misto di intuito, deduzioni audaci ma logiche e lettura del body language – ovvero la tecnica che usano i cartomanti – mentre la scena in cui Alma confessa il tradimento di Becca ai presenti del matrimonio viene riavvolta soltanto nella sua testa, in quanto allucinatoria.

Per questo motivo, nonostante sia richiestissima a causa dell’affezione ai personaggi, una terza stagione non ha senso a livello narrativo, in quanto qualsiasi espediente per metterla in atto ne rovinerebbe completamente l’accuratezza psicologica, ma anche le implicazioni fiosofiche, che hanno fatto di queste due stagioni un prodotto sublime, in cui una linea di eventi esplode nell’infinito delle possibilità e successivamente si riassembla in un cerchio vitruviano, che racchiude ed espone perfettamente la complessa semplicità della mente umana.

Autori, interpreti e produttori: avete messo in scena qualcosa di magnifico, per cui vi prego in ginocchio di risparmiarci il sequel fan service!

E con questo appello si conclude la mia analisi su Undone, una perla rara di cui l’animazione avrebbe bisogno più spesso per consolidare ulteriormente la sua dignità di medium artistico, che per quanto mi riguarda merita almeno un rewatch grazie ai suoi molti layer di significato.

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