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Nausicaa della Valle del Vento – A Bruciapelo!

La serie “A Bruciapelo” raccoglie le mie impressioni, analisi e riflessioni su opere non letterarie che reputo di forte impatto e pregio narrativo. La scrittura è una tecnica particolarmente efficace, ma sono numerosi i mezzi per narrare storie e mandare messaggi. Saperlo fare per bene, in fondo, è ciò che conta davvero. In questo articolo di occuperemo di Nausicaa della Valle del Vento, primissimo capolavoro animato del maestro giapponese Hayao Miyazaki, che ho avuto l’occasione di vedere al cinema grazie a una proiezione estiva organizzata da Lucky Red e Studio Ghibli.

L’analisi è disponibile anche in versione vlog sul mio canale YouTube BTM – Scrittura Psicoattiva:

Nausicaa, l’esordio cinematografico di Hayao Miyazaki… più o meno

Per quanto possa suonare come un ossimoro, Nausicaa della Valle del Vento è definibile a tutti gli effetti una fiaba post apocalittica, che ha l’immenso pregio di riuscire a rendere una serie di tematiche incredibilmente adulte e pesanti con un linguaggio semplice, denso di poesia e di meraviglia, in grado di colpire e catturare anche lo spettatore più esigente fin dai primi fotogrammi. Non è soltanto una questione di soggetto, poiché anche le animazioni e la musica raggiungono e mantengono rare vette di sontuosità evocativa.

Precursore di ogni elemento che renderà leggendario lo Studio Ghibli, non poteva esserci esordio cinematografico con soggetto autoprodotto migliore per Hayao Miyazaki, che prima di allora aveva diretto un altro film animato, reinterpretando alla sua maniera uno dei brand più iconici dell’animazione giapponese. Si tratta di Lupin III: Il castello di Cagliostro, che è anche il mio lungometraggio animato preferito, riuscendo ad ammantare di magia perfino le avventure irriverenti dell’astuto nipote d’arte ladresca. Un film che ritorna sotto molti aspetti anche nel making of di Nausicaa della Valle del Vento.

Un mondo in rovina a causa della stupidità umana

Tornando alla nostra principessa, ella si trova a dover sopravvivere in un mondo devastato dall’olocausto nucleare noto come I sette giorni di fuoco, avvenuto mille anni prima. Nel corso di questa guerra sette soldati colossali devastarono la terra a suon di raggi termonucleari e la resero quasi inabitabile per via delle scorie radioattive, portando l’umanità a un passo dall’estinzione.

All’inizio della vicenda, le poche comunità superstiti sono regredite a uno stadio di civilizzazione simile a quello feudale, sebbene abbiano a disposizione qualche mezzo tecnologico più avanzato, come pistole e navi volanti. Tuttavia, ogni sviluppo possibile per la razza umana è inibito dal Mar Marcio, o Giungla Tossica, una colossale foresta radioattiva in cui vivono sciami di insetti mutanti di enormi dimensioni.

Mentre i due regni di Tolmechia e Pejite combattono tra loro per la supremazia, le comunità minori, tra cui quella della Valle del Vento, chiamata così perché il buon Eolo soffia in direzione contraria alla foresta tossica, tirano avanti con sconforto, sempre più convinte che l’umanità si stia lentamente avviando verso l’estinzione. Infatti, nel corso dei secoli il Mar Marcio ha progressivamente inghiottito sempre più territori, sfruttando l’azione le spore degli alberi, tossiche e radioattive, che mano a mano si sono depositate nei territori a margine della foresta e ne hanno causato l’espansione.

Artwork dei due principali regni di Nausicaa della Valle del Vento

L’ambientalismo come rispetto dell’ordine naturale

Il metodo con cui la Giungla Tossica si allarga introduce alla prima tematica maggiore dell’opera, ovvero un ambientalismo dall’impronta decisa, ma che tiene prima di tutto conto del rispetto per l’autorevolezza della natura e dei suoi equilibri, ed evita messaggi faciloni del tipo Salviamo le balene e i panda. Conscio che il mondo naturale può essere il nostro più amorevole compagno come il più devastante dei nemici, Miyazaki motiva l’avanzata del Mar Marcio allo stesso modo della sua nascita, ovvero a causa della stupidità umana.

Infatti, lo spargimento di spore al di fuori della giungla tossica è principalmente opera degli Ohm, enormi insetti corazzati che, se provocati o fatti infuriare, entrano in una sorta di modalità berserk e partono alla carica fino all’esaurimento delle energie. Dopodiché muoiono e vengono colonizzati dalle spore, che appestano l’aria tutto intorno. Tuttavia, gli Ohm sono sostanzialmente pacifici, al punto che Nausicaa riesce a interagirci e a guidarli dove preferisce con la combinazione di un apposito richiamo e della sua capacità naturale di gentile persuasione, o meglio, armonizzazione degli istinti.

Gli Ohm rappresentano la sacralità della natura e dei suoi meccanismi, mentre Nausicaa incarna e mostra la maniera per conviverci pacificamente, che tuttavia non è una santa remissione al destino come vorrebbe l’anziana saggia della Valle.

Rabbia e paura inquinano l’animo come le score inquinano il mondo

Nella scena dell’agguato al padre, Nausicaa mostra a sua volta degli istinti distruttivi, da cui rimane prima terrorizzata, e infine ne ricava la definitiva consapevolezza che la paura e la rabbia accecano l’animo e la ragione, portando a considerare due sole opzioni per la sopravvivenza: dominare e distruggere.

La consapevolezza di questi istinti deve invece essere il punto di partenza alla ricerca dell’equilibrio salvifico, in quanto agire in base a uno dei due estremi provoca effetti favorevoli soltanto in apparenza. Lo conferma un’altra scoperta di Nausicaa, ovvero che le piante contaminate del Mar Marcio, se nutrite dall’acqua di una falda acquifera sotterranea, perdono la loro tossicità, in quanto è il suolo a essere contaminato. Dunque, bruciare la Giungla Tossica come sogna Tolmechia ne provocherebbe soltanto un’ulteriore espansione, mentre servirsene per colpire i nemici come fa Pejite non porta ad altro che a condannare se stessi.

L’unico modo che ha l’umanità per sopravvivere è sforzarsi di rigenerare il mondo che ha contaminato, o meglio, rispettare e assecondare i suoi ritmi di rigenerazione naturale. A un certo punto della storia, infatti, Nausicaa si ritrova nel Mar Marcio e scivola al di sotto del suolo, cadendo in una caverna dove riesce a respirare senza intossicarsi. Così si rende conto che i fossili degli alberi secolari, polverizzandosi, stanno man mano ripulendo l’aria e ponendo rimedio alle devastazioni dell’antica guerra nucleare. La soluzione sta nell’equilibrio naturale, il quale non è da inventare, ma soltanto da riscoprire appena oltre la patina tossica che simboleggia l’azione individuale inconsapevole.

Nausicaa nella caverna sotterranea

Nausicaa simbolo della lotta per la pace

La principessa Nausicaa la sua vicenda portano in dote anche un secondo tema, caro a Miyazaki: il rifiuto categorico della guerra, ma non della lotta per una pace durevole. La battaglia e il sacrificio della ragazza per la sua gente, l’umanità e infine la vita nel suo complesso, pur essendo salvifico, non ha nulla né di messianico né di ultraterreno, in quanto è frutto della ferma volontà di mostrare a tutti, Ohm compresi, che l’unica causa per cui vale la pena combattere contro se stessi e i propri moti distruttivi è ricercare l’armonia nel qui e ora.

Il personaggio di Nausicaa incarna e sviluppa due concetti dall’enorme densità e dalle molte chiavi di lettura. Nei confronti dei personaggi secondari agisce come un sole, attorno al quale tutti gli altri orbitano come pianeti, compiendo ognuno la propria rotazione a breve termine e una rivoluzione psicologica nell’arco dell’intera storia. A volte con la determinazione, altre con la gentilezza, riesce a incrinare le convinzioni e a sciogliere gli animi induriti di tutti, a partire dal piccolo scoiattolo-volpe Teto, che al primo incontro la morde per paura ma poi diventa il suo fedele compagno.

Lo stesso popolo della Valle del Vento, dopo l’invasione della regina Kushana di Tolmechia, che uccide il re e schiavizza la principessa, rinuncia a un’inutile battaglia impari su impulso delle sue parole. In seguito, prima il nobile Asbel, per salvare il quale Nausicaa si getta nel mezzo del Mar Marcio, poi tutto il popolo di Pejite e infine le stesse forze di Tolmechia dovranno arrendersi al fatto che l’unica via per la salvezza propria e dell’umanità intera è quella della principessa della Valle del Vento.

Personaggi secondari, Lord Yupa e lo spirito della banda Lupin

Sebbene la caratterizzazione di tutti i personaggi citati sia ben poca cosa se non viene messa in funzione dell’interazione con Nausicaa, questi sono coerenti con il proprio ruolo e hanno un’evoluzione psicologica ben gestita nel corso delle scene, che li porta a essere pienamente soddisfacenti, anche se non indimenticabili. La sola eccezione è Lord Yupa, errante spadaccino leggendario, amico fraterno del re e mentore di Nausicaa, il solo a incarnarne gli ideali e a comprenderne i sentimenti fino in fondo, sebbene la sua indole non gli permetta di essere un leader.

Al di là delle abilità di combattimento, Yupa possiede un carisma particolare, presente ma etereo, che Attacca il suo nemico come un falco e fugge come il vento, per dirla con una delle frasi celebri di Lupin III. Perché ho di nuovo tirato in ballo il ladro gentiluomo? Semplice: Nausicaa della Valle del Vento si porta dietro l’eredità de Il Castello di Cagliostro, con cui ha molte cose in comune, sia nel tratto dei disegni sia nella costruzione dei personaggi e dei loro rapporti reciproci.

A mio modo di vedere, Yupa incarna lo spirito della banda Lupin al completo. Egli infatti viaggia incessantemente alla ricerca della sola cosa che possa essere considerata un tesoro in quel mondo, ovvero la cura per il Mar Marcio. Nel corso della storia mostra l’astuzia dialettica e l’audacia di Lupin, il cinismo di Jigen e un’abilità nettamente superiore a quella di chiunque altro nel maneggiare la spada, al pari di Goemon. Inoltre, il rapporto che lo lega della principessa della Valle del Vento è un mentore fidato, ammirato e nemmeno troppo segretamente amato, che è identico a quello che finisce per legare il Lupin di Miyazaki alla giovanissima contessa Clarice.

La cura dei disegni e le somiglianze con Il Castello di Cagliostro

Confronto tra Clarice (a sinistra) e Nausicaa (a destra)

Lascio giudicare al lettore la somiglianza tra l’aspetto di Clarice e quello di Nausicaa, mentre dal lato psicologico si può tranquillamente affermare che Nausicaa è una Clarice che ce l’ha fatta a tramutare le sue intenzioni e i suoi sentimenti in azioni concrete, passando da salvata a salvatrice e facendo così della sua vicenda un sequel spirituale di quella del primo film firmato Miyazaki.

Si nota una certa somiglianza visiva anche tra il Conte Cagliostro e Kurotowa, luogotenente della regina di Tolmechia che proprio al pari del Conte tenta di usurpare il potere in assenza del legittimo regnante, oltre che tra i soldati di Tolmechia e le guardie di palazzo che servono il Conte. In ultimo, alianti e aerei hanno il loro ruolo in entrambi i film, ma essi sono elementi ricorrenti un po’ in tutti i lungometraggi firmati Miyazaki, parti integranti della sua narrativa, delle sue ispirazioni e della sua autorialità.

Venendo ai disegni e alle animazioni nel loro complesso, non serve essere esperti del settore per riconoscere al volo di avere davanti una perla di rara bellezza. Personalmente non lo sono, ma non ho potuto fare a meno di restare a bocca aperta per i giochi di luci, gli accostamenti di colori e l’espressività delle forme di quello che è comunque un film animato degli anni ’80, realizzato con mezzi infinitamente minori a quelli di quelli odierni. Si nota in ogni fotogramma la cura maniacale per i dettagli e lo spirito perfezionista tipico della mentalità giapponese, unito al desiderio di stupire, meravigliare e colpire il nervo ottico per imprimere nell’inconscio immagini ammantate e fiabesche.

Musiche, dialoghi e adattamento

Ammetto di aver resistito pochi secondi della scena iniziale prima che la combinazione tra i disegni e l’incredibile colonna sonora curata da Joe Hisaishi mi portasse a versare qualche lacrima di commozione. Era tutto così semplicemente, fanciullescamente bello, che avrebbe potuto tranquillamente restare senza dialoghi almeno fino al primo incontro tra Nausicaa e Yupa, che avviene dopo dieci minuti buoni dall’apertura.

Fino a quel momento, a spezzare l’idillio tra immagini e musica irrompe il dialogo interiore della protagonista che dà voce ai suoi pensieri, necessario a introdurre alcuni elementi di trama come gli Ohm, ma vagamente disturbante, e ciò a prescindere dal doppiaggio e dall’adattamento italiano curato da Gualtiero Cannarsi.

Nonostante sul suo talvolta discutibile lavoro si sia detto di tutto, i dialoghi italiani di Nausicaa non risultano particolarmente alienanti, nonostante una traduzione il più letterale possibile, ovvero completamente decontestualizzata a livello di variazione linguistica. Sebbene far dire a Yupa in uno dei primi dialoghi, quello in cui presenta lo scoiattolo-volpe: Era stato travolto da delle termiti e scambiandolo per un infante ho finito per usare il fucile, non sia proprio un grande inizio.

Da un lato perché la costruzione sintattica è di per sé poco chiara, dall’altro perché coglie di sorpresa uno spettatore che non capisce il senso di sparare a degli insetti che hanno aggredito un animale lungo quindici centimetri, invece di calpestarli e basta. Il tutto acquisisce comunque un senso più avanti, quando si scopre che le termiti di quel mondo sono grandi abbastanza da minacciare i bambini della specie umana.

Salvo qualche espressione desueta, da quel punto in poi non ci sono grandi scivoloni, e a ben vedere, in un mondo post apocalittico più vicino al Medio Evo che all’epoca attuale, un linguaggio un po’ artefatto risulta nel complesso abbastanza credibile.

In conclusione

Nausicaa sul suo aliante

Questo era Nausicaa della Valle del Vento, un’opera magnifica, sontuosa e assai meno noiosa del discorso che ci ho montato sopra. Se anche voi lo avete visto, ditemi cosa ne pensate nei commenti, in caso contrario il consiglio è di recuperarlo appena potete! Vi lascerà la bellezza negli occhi e qualcosa di inspiegabilmente magico nel cuore.

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