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Jerry Comano – di Carlo Amedeo Coletta

Che siano opera di emergenti, di scrittori affermati o di grandi del passato, i libri sono il fulcro del lavoro culturale e immaginativo di BTM, nonché la principale fonte di ispirazione, confronto e miglioramento in termini di abilità nella scrittura. Per stabilizzarmi nelle letture e imparare a riconoscere il meglio e il peggio del lavoro altrui, e con esso del mio, ho deciso ormai tempo fa di creare Storie in Rete, una serie che ha già visto parecchie evoluzioni nel corso dei mesi e delle collaborazioni, con un solo denominatore comune: raccontare libri interessanti con analisi di qualità. Il libro di cui parlerò oggi è Jerry Comano, un noir scritto da Carlo Amedeo Coletta e pubblicato da Placebook Publishing nel 2020.

La recensione è disponibile anche in formato video sul mio canale YouTube BTM – Scrittura Psicoattiva:

Tutto inizia da un dramma famigliare

Le 186 pagine di Jerry Comano si aprono in una sperduta taverna di campagna, dove un avventore solitario viene agganciato dal chiacchierone di paese, soprannominato Omero per la sua mania di raccontare storie in cambio di una sbronza a carico dell’ascoltatore. Queste sono in realtà sempre le stesse, che di volta in volta vengono modificate da dettagli differenti, in pieno stile da delirio senile.

Il buon Sam accetta di sentire il racconto del vecchio e viene catapultato nell’intricata vicenda della famiglia Morris, avvenuta in una lontana città molti anni prima. Nonostante fossero ricchi, influenti e di buon ascendente, i rapporti tra i membri della famiglia si erano sempre più lacerati man mano che i figli crescevano, a causa di invidie, pretese e incomprensioni. L’apice della crisi famigliare viene raggiunto tre anni prima dell’inizio della storia, quando l’impeccabile primogenito Tom sparisce nel nulla.

Si trattò di una fuga, oppure era stato rapito e ucciso?

Jerry Comano indagò in lungo e in largo, ma non riuscì a venire a capo del caso. Tuttavia, i suoi modi avventati, alcune scelte che lo portarono a pestare i piedi alle persone sbagliate e un procuratore che lo prese di punta gli costarono l’espulsione dalla polizia.

Scattano le indagini

Tre anni dopo, mentre s’improvvisa investigatore privato insieme all’amico/collega Fred e galleggia costantemente sull’orlo della bancarotta, viene contattato dall’attraente avvocato Sara Meyer, ex legale della famiglia Morris e amante del marito, perché Tom si è rifatto vivo. Anche se in realtà sarebbe meglio dire che si è rifatto morto.

Infatti, davanti alla dimora dei genitori viene rinvenuto il suo cadavere, fresco di esecuzione. Costretto da un’offerta che non può rifiutare in termini pecuniari a riaprire il caso che fu la sua rovina, Jerry Comano si troverà catapultato in un’indagine piena di intrighi, affari pecuniari e affaires libidinosi, e dovrà farsi strada nella jungla di segreti, peccati e vergogne che i coniugi Morris, i figli Tom e Benjamin, l’amico di famiglia Nicolas Morton e la stessa Meyer pensavano ormai di aver seppellito da tempo.

Un noir classico dalla struttura lineare

Il libro presenta una struttura narrativa semplice, che tuttavia riesce perfettamente a coinvolgere il lettore e a mantenerlo incollato alle pagine fino alla fine. Molto ben studiato l’espediente narrativo iniziale dell’incontro con il vecchio svitato che diventerà il narratore, che ha il pregio di assolvere con efficacia tre funzioni essenziali per non appiattire le fasi successive della narrazione:

  1. Contestualizza il filo sottile di sarcasmo disilluso che percorrerà tutta la storia;
  2. Consente qualche pausa scenica, durante le quali Omero può scolarsi un bicchiere mentre Sam e il lettore rifiatano un attimo e mettono ordine mentale nell’intrico di attori, eventi passati, evoluzioni repentine dei rapporti tra i personaggi e situazioni;
  3. In un certo senso inganna il lettore, che viene indotto ad aspettarsi una vicenda ricca di stramberie, e invece si ritrova di fronte a un intreccio lucido e realistico, a tratti perfino cervellotico.

Nel corso della vicenda di Jerry Comano non vengono presentate particolari tematiche che differiscono da quelle tipiche del genere noir, ovvero la disillusione nei confronti dell’amore e della società, e la violenza presentata come inevitabile conseguenza di un processo psicologico interno, in cui la pulsionalità sconfigge volontà e ragione. I personaggi e la stessa natura della vicenda mettono piuttosto spesso il lettore di fronte a riflessioni di natura più o meno soggettiva su sentimenti, rapporti umani e gerarchie sociali, ma lo fanno con una nonchalance tale da esprimerle più come una divagazione contingente, che come una presa di posizione valoriale o emotiva.

In fondo, vale tutto e non conta niente. Ed è proprio questo mood a farne un buon esponente della letteratura di genere.

Jerry Comano, un Don Chisciotte con l’intuito di Sherlock Holmes

Il protagonista del romanzo, Jerry Comano, è il prototipo del buono vittima della tempesta degli eventi per via della sua precipitosa ingenuità. Abbina un cuore d’oro a un ottimo acume deduttivo, ma le sue qualità vengono completamente annullate dai modi rudi e precipitosi, che lo escludono dal favore degli ambienti che contano. Per questo finisce a trascinarsi sull’orlo del lastrico, portando avanti la sola cosa che gli riesce davvero bene: indagare.

Si tratta di un personaggio che ha bisogno di un santo in Paradiso per stare in piedi, e lo trova nell’assistente Fred, uomo tanto mite e goffo quanto empatico e comprensivo. Le loro investigazioni congiunte sembrano a prima vista uno dei viaggi sconclusionati di Don Chisciotte e Sancho Panza, ma i due si riveleranno essere molto più all’altezza delle situazioni di quanto fatto presagire, compensando uno i difetti dell’altro. Se presi singolarmente risultano due individui depressi e disillusi, ma la loro amicizia è una scintilla di luce che illumina la cupezza generale.

I Morris, ritratto del decadimento

La cupezza di Jerry Comano è incarnata soprattutto dai Morris, i quali, chi più chi meno, sono in fase di avvizzimento, avvitati su rigidità morali, amori perduti ed emozioni represse. L’austerità del padre, il sordo essiccamento interiore della madre e l’invidia di Benjamin per il fratello suonano come campane funebri ancor più di quelle del funerale di Tom. Nel complesso, i loro rapporti reciproci e i segreti sottostanti sono il perfetto mix tra istinti animali, coperture sociali e travagli penosi. Molto sconforto, nessun amore, parecchia cupidigia individuale.

Tuttavia, la loro sconfortante coerenza è vitale, perché rende coerente l’avanzamento della trama. Forse si poteva pensare a qualche espediente narrativo più elaborato dei vari faccia a faccia tramite i quali Jerry convince tutti a vuotare il sacco senza alcuno sforzo, sebbene la dipartita di Tom si rivela un incentivo più che sufficiente a non trattenere più certi segreti nell’animo.

Femme fatale e investigatore

Interessante è anche il personaggio della Meyer, che dà inizialmente l’impressione di voler rincorrere per tutto l’intreccio il ruolo di femme fatale, salvo svelare man mano le proprie debolezze e sfaccettature psicologiche, fino a rischiare di finire vittima della vera femme fatale della vicenda. Personaggio immancabile in un noir, che nel caso di Jerry Comano si fonde con il ruolo di villain principale dalle motivazioni più che plausibili, per quanto estremizzate. Norton, invece, è il tipico personaggio di raccordo, la cui vicenda è utile più che altro come punto di contatto per gli altri personaggi. Pur avendo un ruolo centrale, la sua caratterizzazione è un po’ piatta e piuttosto generica, facendone l’unico personaggio verso cui mi sento di muovere una piccola critica. Nel complesso, comunque, gli attori della vicenda di Jerry Comano sono psicologicamente e narrativamente molto validi.

Esterni generici, interni dettagliati

La vaghezza della localizzazione della storia non restituisce l’idea di un setting vivo, in grado di caratterizzare l’ambientazione come un personaggio extra. La città è semplicemente una città, senza segni particolari o riferimenti troppo precisi, e anche la finestra temporale viene lasciata dedurre al lettore, che basandosi su qualche dettaglio sparuto e sulla tipica ambientazione dei noir, può collocarlo a grandi linee tra gli anni Cinquanta e i primissimi Settanta, quando portare abitualmente una bombetta in testa non sarebbe ancora risultato così strano.

A possedere un alto livello di dettaglio sono invece gli interni, in particolare la villa dei Morris, lo studio della Meyer e l’ufficio/dimora di Jerry, ambienti che in un certo qual modo si riescono a respirare, e percepire nella loro desolazione, concitazione o confusione a seconda del caso.

C’è da dire che si tratta di una storia dalla forte componente dialogica, nonché di una narrazione che viene condotta da un anziano sotto forma di ricordo, dunque alla fine risulta più coerente che i dettagli ambientali si perdano tra le nebbie della memoria in favore del succo della vicenda.

Jerry Comano, ottimo esponente della letteratura di genere

A parte il peculiare rapporto tra Jerry Comano e Fred, che a tratti ricorda Don Chisciotte e il suo scudiero, non ho rilevato opere particolari a cui Coletta possa essersi ispirato. Questo non significa che ce ne siano, ma tutto il contrario. Siccome il romanzo è fortemente costruito sugli archetipi del genere noir nella sua forma più classica, basta prendere i mostri sacri di quel tipo di storie e salta fuori una possibile opera ispiratrice.

L’ultima considerazione mi porta a formulare la mia opinione finale su Jerry Comano: si tratta di un romanzo magari non così concettualmente originale, ma molto accurato nel rappresentare il suo genere di appartenenza. Anche se non mi ha colpito il coup de theatre finale, che ho trovato sensato ma un po’ buttato lì, nel complesso la storia è piacevole e vivace. In alcuni tratti rocambolesca e in altri più intricata, ma sempre ben raccontata. I suoi ritmi serrati sono comunque facili da reggere grazie alle irruzioni di considerazioni ironiche, agrodolci digressioni e pause sceniche del buon Omero, a cui non si può non dedicare un brindisi per la storia che è riuscito a imbastire, a prescindere dal suo grado di verità. Personaggi sfaccettati e ambientazioni coerenti ne aumentano la sensazione di solidità strutturale, che viene completata da uno stile narrativo di buon livello, senza troppi fronzoli ma schietto ed efficace.

Si merita un bel 7.8/10 e tutto il mio apprezzamento!

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