La Fattoria degli Animali – di George Orwell

Che siano opera di emergenti, scrittori affermati o grandi classici del passato, i libri sono il fulcro del lavoro culturale e immaginativo di BTM, nonché la principale fonte di ispirazione, confronto e miglioramento in termini di abilità nella scrittura. Per stabilizzarmi nelle letture e imparare a riconoscere il meglio e il peggio del lavoro altrui, ho creato la rubrica Storie in Rete, con l’intento di presentare e analizzare libri interessanti e di qualità. Quello di cui parlerò oggi è La Fattoria degli Animali, un romanzo allegorico e fantapolitico scritto da George Orwell nel 1943.

Il contenuto di questo articolo è disponibile anche in forma video sul mio canale YouTube BTM – Scrittura Psicoattiva:

«Cambiare un’ortodossia per un’altra non è necessariamente un progresso»

George Orwell

Tutti gli animali sono eguali…

Possono gli animali di una fattoria abbattere l’ordine secolare delle cose, cacciare l’uomo e fare la rivoluzione? Secondo l’ormai anziano maiale Vecchio Maggiore sì, se c’è unità d’intenti. Perciò, chiamati a raccolta tutti gli abitanti della Fattoria Padronale di Mr.Jones, incita i loro spiriti a ribellarsi in nome della libertà e di una società giusta ed egalitaria. Il discorso del vecchio verro e l’antico inno rivoluzionario Animali d’Inghilterra instillano la scintilla della rivolta, che porta alla cacciata di Jones e alla fondazione della Fattoria degli Animali. Essa si basa sui sette comandamenti dell’ideologia animalista, i quali vengono iscritti sul muro della grande stalla dove si svolgono le assemblee.


Essi sono:

  1. Tutto ciò che va su due gambe è nemico
  2. Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico
  3. Nessun animale vestirà abiti
  4. Nessun animale dormirà in un letto
  5. Nessun animale berrà alcolici
  6. Nessun animale ucciderà un altro animale
  7. Tutti gli animali sono eguali

La rivoluzione è avvenuta sotto la guida da due maiali, Palla di Neve e Napoleon, i quali emergono come leader anche nella fase immediatamente alla nascita della Fattoria degli Animali, grazie alla loro intelligenza superiore e all’attitudine al comando.

Palla di Neve è la guida intellettuale, che porta avanti come obiettivi primari come l’istruzione degli animali, in larga parte sempliciotti e analfabeti. Inoltre, promette una serie di innovazioni culturali e tecnologiche, a partire dalla costruzione di un mulino a vento per produrre il pane, illuminare le stalle, riscaldarle d’inverno e aumentare l’efficienza generale della fattoria. Tuttavia, mentre Palla di Neve si rinchiude come un topo da biblioteca a studiare manuali tecnici e ideare progetti, è Napoleon a prendere il comando dell’organizzazione del lavoro, mentre gli altri maiali occupano il ruolo della classe dirigente.

… ma alcuni sono più eguali degli altri

Dopo una prima fase in cui la produzione migliora e i prodotti della fattoria vengono redistribuiti tra tutti in modo equo, le scorte di latte comunitarie cominciano a ridursi misteriosamente e i maiali decidono, con un misto di persuasione e pressione psicologica, che quelle scorte extra sono da destinare a loro perché portano avanti da soli il lavoro intellettuale e burocratico, giudicato essenziale e maggiormente dispendioso in termini di energie individuali.

La coscienza rivoluzionaria comune si rinforza quando gli animali respingono un tentativo di Jones di riprendere la fattoria con la forza. Tuttavia le diverse vedute di Palla di Neve e Napoleon portano a dibattiti sempre più accesi, fino a esplodere definitivamente quando il primo presenta il progetto per il mulino. Napoleon vi si oppone senza dare spiegazioni logiche, poi rompe il confronto civile e sfodera contro il suo avversario politico un gruppo di cani rabbiosi, che aveva addestrato in segreto affinché diventassero a lui fedeli.

Palla di Neve sfugge per un pelo alla morte e lascia la fattoria, mentre Napoleon ne approfitta per appropriarsi del progetto del mulino e utilizza la capacità oratoria e persuasiva di un maiale chiamato Clarinetto per convincere gli animali che fosse da sempre stato una sua idea. A questo punto, la leadership di Napoleon si consolida definitivamente grazie ad azioni di minaccia e a una costante opera di propaganda, che porterà gli altri animali a scordare i primi tempi della rivoluzione e i suoi presupposti, così da lavorare sempre più duro per sempre meno risorse.

La Fattoria degli Animali

La Fattoria degli Animali, ovvero la Fattoria Padronale con un nuovo signore

I maiali continuano a requisire risorse al resto della fattoria e ad attribuirsi privilegi, mentre sconfessano uno a uno i comandamenti fondativi dell’ideologia animalista. Sfruttando l’ignoranza degli altri animali, li raggirano aggiungendo una piccola postilla all’iscrizione originale sulla parete della stalla. Per esempio, quando Napoleon decide di far fuori a sangue freddo tutti gli animali che sostenevano Palla di Neve e le sue idee, fa modificare il quinto comandamento in: Nessun animale ucciderà un altro maiale SENZA MOTIVO.

Attraverso prevaricazioni via via più drammatiche il potere e i vizi del leader Napoleon e della classe dirigente dei maiali, che ridurranno sempre più la differenza di comportamenti, atteggiamenti e simboli rispetto agli umani, con cui finiranno per stringere accordi commerciali segreti e amicizie personali. Infine, quando il comandamento Tutti gli animali sono eguali sostituisce gli altri sei e viene riformulato in Tutti gli animali sono eguali, MA ALCUNI SONO PIÙ EGUALI DEGLI ALTRI, si concretizza una deriva distopica di stampo gattopardesco, che sancisce la restaurazione del regime precedente con il solo cambiamento di nome dei padroni.

Il cuore dell’allegoria è proprio la realizzazione di questa deriva, che gli animali più vecchi scoprono con orrore, la quale concretizza una critica strutturale, integrale e senza riserve al regime di Stalin.

Struttura semplice, allegoria complessa

George Orwell ne La Fattoria degli Animali non propone particolari cambi di ritmo e presenta una trama che scorre in modo consequenziale. Pone di proposito una serie di presupposti chiari e semplici, per poi sconfessarli uno a uno in un crescendo di trame sotterranee. Scorrendo le pagine si sente salire la tensione man mano che i comportamenti dei maiali si fanno più autoritari e le angherie sul popolo degli animali più insopportabili.

La struttura del narrato emana un senso di rassegnazione, che riflette l’incapacità della gente comune, vuoi per illusione vuoi per ignoranza, di ribellarsi al nuovo sistema di potere in difesa delle libertà acquisite. Ben prima della metà del libro è chiarissimo dove la narrazione voglia andare a parare, ma nonostante ciò il finale colpisce come un pugno nello stomaco. Specialmente perché è facile affezionarsi alla semplicità d’animo e all’ingenuità che caratterizza tutti i personaggi diversi dai maiali.

La tematica portante de La Fattoria degli Animali è una critica senza mezzi termini allo stalinismo, che rientra nella battaglia contro il totalitarismo portata avanti in tutte le opere di George Orwell. L’allegoria sui comportamenti oppressivi del potere trova riscontro nell’azione di tutte le classi dirigenti totalitarie, e talvolta anche in quelle democratiche, del Novecento e non solo. Si tratta di un romanzo pregevole anche da un punto di vista sociologico, perché analizza in modo estremamente realistico la psicologia di gruppo degli animali, ovvero delle classi popolari, e il loro modo di rapportarsi al potere e alla percezione dei propri diritti.

I personaggi de La Fattoria degli Animali: gli oppressori

Se gli eventi de La Fattoria degli Animali sono la proposizione allegorica della Rivoluzione Russa e della sua deriva verso il totalitarismo, anche i personaggi del libro sono allusioni metaforiche a gruppi sociali e a personaggi storici dell’Unione Sovietica

Vecchio Maggiore rappresenta l’ideologia marxista-leninista ortodossa, che dopo aver fomentato la rivoluzione non ne vedrà gli sviluppi. Napoleon e Palla di Neve, invece, sono chiaramente i due contendenti al potere dell’URSS dopo la morte di Lenin, ovvero Stalin e Trockij, con il primo che costringerà il secondo all’esilio per assumere definitivamente un potere di stampo personalistico.

Dopo aver abbandonato la Fattoria degli Animali, Palla di Neve verrà etichettato come collaborazionista degli umani, nonché accusato di complottare contro i suoi ex compagni. Vero o falso che sia non è importante, tanto non può ribattere. A livello narrativo, va a formare il nucleo di quello spauracchio silenzioso ma funzionale al potere costituito che sarà poi il personaggio di Emmanuel Goldstein in 1984.

Gli altri maiali rappresentano invece i quadri e i dirigenti di partito, immersi in operazioni burocratiche inutili e asserviti al potere centrale, pena essere epurati come i quattro che si oppongono alla cacciata di Palla di Neve. Opposizione che diventa il pretesto per ripulire l’intero branco da possibili dissidenti, a prescindere dalla gravità dei loro crimini contro il potere costituito.

I personaggi della Fattoria degli Animali: i servi del potere

Clarinetto è il simbolo del potere mediatico e della sua capacità di convincere le singole menti, specialmente quelle dai mezzi culturali più limitati, di qualunque cosa grazie alla propaganda. Si tratta di un personaggio ricorrente in tutti i regimi, più o meno totalitari, che incarna una tendenza ancora più ampia dei mezzi di comunicazione. Ovvero mettersi al servizio del potere per procura, invece di caricarsi la responsabilità di informare in modo corretto e veritiero. Attraverso di lui George Orwell critica il suo stesso settore lavorativo primario, in quanto nasce giornalista.

I cani, ovvero i militari e la polizia politica, subiscono un indottrinamento molto più severo e crudele, in modo che sviluppino un’indole violenta e una visione ristretta, così da legarsi ai centri di comando. Infatti, è il loro dispiegamento a rappresentare lo spartiacque tra la rivoluzione e il regime, facendo in modo di bloccare le obiezioni, e dunque lo sviluppo autonomo di pensieri, idee e prospettive da parte degli animali.

I personaggi de La Fattoria degli Animali: gli oppressi

Gli altri animali ripropongono i comportamenti tipici di vari sottogruppi sociali, e ne riflettono la sostanziale passività rispetto a un ordine costituito che percepiscono come troppo forte e troppo astuto. Sono infatti loro stessi a riconoscere i maiali come leader della Fattoria degli Animali, per poi sopportare sempre più prevaricazioni in quanto non riescono – o non vogliono – disilludersi che i loro problemi siano finiti con la cacciata di Jones.

Lo stallone Gondrano, allegoria dell’icona sovietica Stachanov, è l’emblema di questo mix di mancanza di cultura e fiducia cieca che porta a essere sfruttati per tutta la vita senza rendersene conto, convinti di portare un contributo al benessere comune. Si tratta dell’animale più forte della fattoria, gentile e convintamente egalitario, lavora sempre fino allo sfinimento. Non sa leggere e anche nel ragionare ha una certa difficoltà, perciò si affida ciecamente in Napoleon e appoggia ogni sua decisione, senza cogliere contraddizioni e pericoli.

A causa dei ritmi di lavoro ritmi massacranti, giunge alla pensione malandato e stanco, ma invece di premiarlo i maiali lo vendono a un macellaio, nella scena più straziante di tutto il libro. Non contenti, spacciano al popolo la menzogna che il loro eroe è morto ricoverato in ospedale.

I migliori amici di Gondrano sono la cavalla Berta e l’asino Benjamin. Lei è mediamente intelligente, ma dimessa e comprensiva, legata alla terra d’origine e alla famiglia in modo così indissolubile da rimanerne intrappolata a vita. Lui è un personaggio scorbutico, disilluso, intelligente ma borioso, che intuisce subito la brutta piega che prenderà la rivoluzione. Tuttavia si comporta in modo totalmente passivo, puntando a tirare a campare, e spreca così le sue capacità. Infatti, non riesce nemmeno a impedire la tragedia del macello di Gondrano, che avrebbe potuto salvare mettendolo in guardia prima.

I personaggi de La Fattoria degli Animali: opportunisti e comparse

Si arriva quindi alle comparse, a partire dalle pecore, che ripetono soltanto gli slogan e cambiano opinione come tira il vento se opportunamente ammaestrate. C’è poi il corvo Mosé, che Napoleon caccia in un primo momento perché odia le sue strambe storie sul mondo là fuori, ma poi lo riaccoglie come giullare di corte. Degno di nota anche il gatto solitario, che approfitta della confusione post rivoluzionaria iniziale per tentare lo sciacallaggio di uova ai danni degli uccelli e poi scompare dalla scena, sfruttando il sistema per lavorare il meno possibile.

Infine ci sono gli umani, i quali rappresentano gli umani, ovvero i capitalisti senza scrupoli. In prima battuta attaccano violentemente la Fattoria degli Animali, ma quando capiscono di non poterla abbattere facilmente decidono di entrarci in affari più o meno loschi.

Sebbene questi personaggi non siano collegabili a singoli nomi e cognomi, se si scava nelle migliaia di vicende individuali legate all’URSS, di pecore, gatti e Mosé se ne trovano un’infinità. Per quanto riguarda gli umani, invece, rintracciarli è facilissimo se si conosce un minimo la geopolitica. Quella di ieri, ma anche quella di oggi, perché quando si parla di affari internazionali si alternano gli attori e i rapporti di forza, ma i comportamenti non cambiano mai di una virgola.

Ambientazione limitata e visione ristretta

La Fattoria degli Animali presenta un’ambientazione è molto circoscritta, in quanto ogni ambiente esterno viene presentato soltanto tramite accenni e riferimenti, così da mettere in scena la limitatezza del cittadino sovietico medio, che non ha gli strumenti mentali per concepire una realtà diversa dalla sua, non avendo mai avuto modo di sperimentarla in prima persona.

I pochi edifici che compongono la fattoria hanno un forte valore simbolico, specialmente la stalla e la casa padronale, con la prima che perde progressivamente importanza a vantaggio della seconda man mano che Napoleon guadagna potere e il governo si muove verso l’autocrazia. Il ciclo delle stagioni viene visto e presentato da un punto di vista di organizzazione del lavoro e delle risorse, mentre la vita quotidiana dei maiali diventa più misteriosa man mano che si elevano dagli altri animali.

La Fattoria degli Animali
George Orwell

George Orwell e la libertà di stampa

La stesura del La Fattoria degli Animali ha avuto termine nel 1943, ma inizialmente nessun editore accettò di pubblicare un’opera così critica nei confronti di Stalin e del regime sovietico, alleato del Regno Unito nella guerra contro Hitler. A causa di ciò, George Orwell scrive veemente saggio intitolato La libertà di stampa, dove cita Rosa Luxembourg e Voltaire per scagliarsi contro il soft power mediatico e intellettuale della democrazia inglese dell’epoca, reo di censurare opinioni che possono innescare riflessioni più ampie sulla guerra e la giustizia sociale per paura di incrinare le alleanze strategiche. Il problema del rifiuto della pubblicazione è che la critica dovrebbe essere sempre permessa e difesa, specialmente da chi si occupa di cultura, a prescindere dal bersaglio tirato in ballo.

Dal saggio emerge moltissimo della figura di George Orwell e dell’intento del suo lavoro, da un pacifismo di fondo a una grande attenzione verso le classi disagiate. Nonostante si tratti di un autore e di un intellettuale di grande cultura politico-sociologica, che maturò anche grazie all’esperienza diretta della vita da indigente, si pone in una dimensione critica senza prendere una vera e propria posizione.

La Fattoria degli Animali è il ritratto di una degenerazione politico-sociale attraverso le parole, che colpisce il lettore con un pugno nello stomaco per risvegliarne la coscienza e lascia a lui il compito di informarsi ulteriormente, elaborare e fornire soluzioni alternative che sventino la possibilità di arrivare alla deriva presentata. Per questo motivo le idee personali dell’autore devono inabissarsi al di sotto della narrazione, per non contaminare il ruolo dell’artista con quello dell’intellettuale.

«All’epoca della pubblicazione di questo libro, il mio punto di vista del regime sovietico potrà anche essere quello generalmente accettato – e in effetti fu così-. Ma a che servirebbe?».

George Orwell

La Fattoria degli Animali: voto e conclusioni

Ritengo che La Fattoria degli Animali di George Orwell sia uno di quei libri da leggere assolutamente, in modo da ampliare il proprio sguardo sulla realtà sociale e la propria coscienza politica. Da un punto di vista tecnico è una storia molto chiara e scorrevole, che va dritta al punto e veicola i suoi messaggi in modo diretto e comprensibile a tutti. Tecnica narrativa più che apprezzabile, vista la complessità dell’allegoria.

In alcuni elementi, eventi e personaggi emerge l’embrione di quello che sarà il culmine del lavoro letterario di Orwell, ovvero 1984, di cui La Fattoria degli Animali è degno precursore. Si merita a piene mani 9.2/10, il voto più alto assegnato finora nella rubrica Storie in Rete.

Se questa recensione vi è piaciuta, vi invito a dare un’occhiata anche a Jerry Comano!

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