Sono Tornato – con Frank Matano e Massimo Popolizio

La serie Giochi&Visioni presenta, analizza e interpreta opere opere non letterarie che d’impatto e di pregio narrativoLa scrittura è una tecnica particolarmente efficace, ma sono numerosi i mezzi per narrare storie e mandare messaggi. Saperlo fare per bene, in fondo, è ciò che conta davvero. In questo articolo ci occuperemo di Sono Tornato, un film diretto da Luca Miniero, famoso per Benvenuti al Sud. Un magistrale Massimo Popolizio e un improbabile Frank Matano raccontano cosa succederebbe se Mussolini resuscitasse nell’Italia del Terzo Millennio.

Il contenuto è disponibile anche in versione video sul mio canale YouTube BTM – Scrittura Psicoattiva:

Sono Tornato: Mussolini nell’Italia di oggi

Remake della pellicola tedesca Lui è tornato, tratta dal romanzo omonimo, Sono Tornato è un film del 2018 che ipotizza la resurrezione di Benito Mussolini. Il film si presenta come una commedia dai forti tratti satirici, nonostante abbia più successo nel lato ironico che in quello dissacrante.

Esattamente come Hitler nella sua controparte tedesca, Mussolini ricompare magicamente nel quartiere Esquilino di Roma, in corrispondenza della Porta Alchemica, che secondo la leggenda sarebbe un raccordo tra il nostro mondo e l’aldilà. L’impatto con la realtà dei giorni nostri, tra coppie omosessuali, persone dal diverso colore della pelle e piazze dedicate a Matteotti, è inizialmente traumatico per il Duce. Tuttavia, trova rapidamente modo di fare mente locale e di orientarsi nella nuova dimensione, deciso a lanciarsi nuovamente alla conquista del Paese.

Il primo step della rifondazione dell’Impero Italiano passa attraverso Andrea Canaletti, ovvero Frank Matano oggi se non avesse avuto successo con le scorregge al telefono. Ed è proprio Frank Matano a interpretare il secondo protagonista del film, un videomaker aspirante documentarista che, per il suo modo di essere un po’ bamboccione e un po’ sfigato, lavora come stagista presso l’emittente My TV, dove viene trattato come zerbino e successivamente licenziato.

Il giorno in cui il Duce è caduto dal cielo, Canaletti stava girando delle scene per un’idea di documentario, così si ritrova sullo sfondo di una ripresa quel personaggio in divisa militare e decide di rintracciarlo. Chiedendo in giro ci riesce e, convinto che Mussolini sia qualcosa a metà tra uno svitato e un attore comico molto bravo a entrare nella parte, accetta di portarlo in giro per l’Italia per realizzare un documentario sul suo presunto ritorno.

L’espediente comico di Sono Tornato

Mussolini non è cambiato di una virgola nelle idee, nei convincimenti e negli atteggiamenti sopra le righe rispetto al Ventennio, e ottiene crescente attenzione come comico satirico perché nessuno può credere che sia quello vero. Questo espediente, semplice ma efficace, regge sostanzialmente tutta la trama, che vedrà il redivivo dittatore ottenere un suo programma su My TV e Canaletti rientrare in redazione grazie alla sua intercessione.

I discorsi totalitari del Duce in prima serata finiscono per generare un po’ di indignazione e moltissime risate, portando lo share dell’emittente alle stelle e rendendolo una star mediatica. Tuttavia, il venire a galla di un atto crudele compiuto verso un cane il tour dell’Italia in compagnia di Canaletti farà vacillare la sua maschera.

C’è poco da dire sulla struttura narrativa di Sono Tornato, in quanto si tratta di una commedia degli equivoci piuttosto standard. Il coinvolgimento e la comicità derivano infatti dal fatto che tutti ritengano Mussolini un personaggio fittizio, e da come lui marcia su questo convincimento.

Sono Tornato
Massimo Popolizio nel ruolo di Mussolini

I fenomeni mediatici e l’influenza dei mezzi di comunicazione

L’inarrestabile ascesa di Mussolini come star mediatica porta con sé l’amara verità sui tempi contemporanei, ovvero che i mass media, il mondo dello spettacolo e la sua influenza sulla vita pubblica può sdoganare sostanzialmente tutto, compreso il fascismo, se lo spettatore crede che sia per scherzo. Il lato negativo della pellicola è che, al di là di questa verità presa a piene mani da Lui è Tornato, il film non ha molto altro da dire sul fronte della satira.

Sono Tornato tenta di abbozzare un po’ di critica sociale, calcando la mano sull’assenza di scrupoli e sull’avidità di share del cda di My TV e sulle bassezze individuali dei suoi membri. Tuttavia, risulta poco efficace, riuscendo al massimo a creare qualche siparietto, che strappa mezzi sorrisi e vaghi ricordi di scene venute meglio in serie come Boris. Il film fa molto ridere nella prima parte, quando il personaggio di Mussolini scopre l’Italia contemporanea e, con il suo fare altamente altezzoso, drammatico e tutto d’un pezzo, si trova spaesato e impotente rispetto alle trasformazioni sociali che non può sopportare.

Piuttosto vado a piedi

Mussolini quando gli dicono che il suo bus sta in piazza Matteotti

Sono Tornato: l’altra faccia della medaglia

Nella seconda metà di Sono Tornato ci si comincia ad assuefare alla presenza fuori contesto di Mussolini, che trova la sua dimensione cavalcando l’onda mediatica e marciando sull’equivoco che si è creato per guadagnare popolarità. A questo punto il film, dopo aver messo in scena situazioni che portano a simpatizzare per il Duce, facendone in alcuni frangenti quasi un personaggio positivo, vira deciso verso il drammatico.

Come una doccia fredda, emerge il lato spietato e imperdonabile di Mussolini, che fino a quel momento si era destreggiato tra discorsi deliranti presi per battute e consigli un po’ machisti ma efficaci al dimesso Canaletti. Ciò avviene soprattutto quando i due incontrano la nonnina smemorata, che si rivelerà essere l’unica bambina sopravvissuta al rastrellamento del Ghetto di Roma. Essa, riconoscendolo nonostante il morbo di Alzheimer, inveirà contro di lui rievocando quell’episodio, per ricordare ai personaggi, ma soprattutto agli spettatori, chi è davvero e che cosa ha fatto.

Non si può essere più o meno assassini, non si può essere più o meno vigliacchi

Sono Tornato

Il problema di questo tentativo, nonché delle scene che portano allo scioglimento finale, è che la modalità di successione le scene, la scarsità di contestualizzazione e la mancanza generale di pathos da parte di tutti i personaggi diversi da Mussolini fanno sembrare lo scioglimento molto più casuale di quanto non sia. Insomma, l’idea era buona e d’impatto, ma l’hanno sceneggiata maluccio e recitata peggio. Specialmente per via di Frank Matano, volto telegenico e ragazzo simpatico, che tuttavia non sa proprio recitare, meno che mai nelle scene drammatiche. Quando avrebbe dovuto suscitare tensione, la sua interpretazione, soprattutto a causa del body language, riesce soltanto a far pensare che la scena sarebbe venuta meglio se gli avessero detto: «Senti, ridacci il copione e fai un po’ quello che ti pare».

Massimo Popolizio e gli altri personaggi

Il pilastro dell’opera è ovviamente il personaggio di Mussolini, splendidamente interpretato da Massimo Popolizio, che è riuscito pienamente nell’intento di renderlo al passo con i tempi. Grazie alla capacità di adattamento del Duce cinematografico emergono appieno i paralleli tra la mentalità populista di ieri e di oggi.

Sono Tornato
Propaganda mediatica fascista

Il background teatrale di Massimo Popolizio si riflette magistralmente nelle movenze e nella capacità di monologo del suo Mussolini, ma anche nell’interazione con gli altri personaggi, e il confronto con l’ingenua recitazione di Matano crea uno scoramento interpretativo che aumenta la verve comica. Peccato che faccia allo stesso tempo crollare completamente la credibilità e la dimensione drammatica delle scene finali.

Sul resto del cast c’è poco da dire, portano a casa la giornata in modo più che discreto interpretando personaggi dall’importanza marginale. Stefania Rocca nel ruolo della direttrice di rete Bellini e Gioele Dix in quello del vice Leonardi si distinguono leggermente, anche se la sottotrama della loro per il potere nell’emittente My TV, che poteva essere vagamente interessante, si risolve in qualche battuta sarcastica e in alcune schermaglie di poco conto.

Regia, ambientazione e scelte mediatiche

Per quanto riguarda la regia e l’ambientazione Sono Tornato fa bella figura, presentando Roma sia nella sua dimensione popolare sia in quella monumentale. Molto interessanti le scene improvvisate, analoghe a quelle di Hitler in Lui è tornato, dove Mussolini interagisce spontaneamente con alcune persone incontrate per strada chiedendo loro cosa ne pensano dei tempi moderni e del fascismo.

Azzeccata anche l’idea di chiamare in causa alcuni influencer e youtuber nella scena riassuntiva che mostra l’ascesa di popolarità del Duce, mentre mi trovo meno d’accordo sul fatto che l’apice della scalata del Duce derivi da un programma televisivo, per giunta su un’emittente che non è qualificata tra le major. Questa superiorità a prescindere del media televisivo non corrisponde necessariamente alla realtà, in quanto le caratteristiche di uno show come quello di Mussolini avrebbero con tutta probabilità funzionato meglio su internet.

Tuttavia, è difficile che uno sceneggiatore osi un ragionamento del genere. Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e telespettatori.

Sono Tornato, considerazioni finali

In definitiva, mi sento di consigliare la visione di Sono Tornato a chi voglia farsi due risate, ma non a chi è in cerca di un’opera dal profondo contenuto satirico e che riesca a sviscerare pienamente il dramma al di sotto della commedia. Nonostante ciò, il film nasconde messaggi importanti sulla comunicazione contemporanea, che stimolano la riflessione sui tempi che corrono e sulla facilità con cui le nostre menti possono essere portate ad appassionarsi a cose inaccettabili grazie alla forza dei media.

Pur non eccellendo in termini di recitazione, la pellicola riesce a muovere una solida critica alla mentalità comune, che troppo spesso si barrica su posizioni diffidenti e autocratiche, che unite alla tendenza generale a spegnere il cervello in nome della facile risata sul divano possono portare a derive sociali pericolose nell’indifferenza generale. Non al ritorno del fascismo come fenomeno organico, ma all’affermazione di idee e personaggi poco simpatici in termini di rispetto della dignità altrui.

Perciò, va benissimo farsi due risate con i monologhi tragicomici del Duce di Massimo Popolizio e con le improbabili espressioni facciali di Frank Matano, ma è importante ricordare che il contrario di fascismo è democrazia, ed essa ci mette poco ad arretrare se ci si gira dall’altra parte e si rinuncia a esercitare i propri diritti.

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