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Scrittore si diventa, ma quando?

Se mi trovo a parlare con le persone della mia attività di scrittore, la domanda che mi pongono più spesso è: «Quando lo sei diventato?». Si tratta di una domanda che mi lascia sempre un po’ tintinnante, perché la risposta è complessa, stratificata e facile da inabissare nell’infinito mare del dipende.

Non esistendo esami ufficialmente riconosciuti o attestati ufficiali di abilità narrativa, non è facile individuare un momento preciso in cui ci si sente scrittore. Come ogni passione, essa sboccia da una rosa di predisposizioni innate, si definisce attraverso il gioco nell’infanzia e si conferma nel corso dell’adolescenza attraverso la prova dell’attitudine. A quel punto, non può che rispuntare nel corso dell’età adulta, quando si arriva a farne qualcosa di compiuto.

Siccome il percorso di percorso, estrapolazione e indirizzo della propria creatività si combina con quello di confronto con stimoli e opinioni esterne, il percorso di formazione di uno scrittore è molto ampio, variegato e, soprattutto, variabile nel tempo. Tuttavia, è possibile individuare alcuni passaggi-soglia comuni a chiunque abbia mai messo mano a una penna, che rispondono a una versione circoscritta della fatidica domanda, ovvero: «Quando si diventa scrittore per chi o in rapporto a cosa?»

La genesi di uno scrittore: la soglia creativa

Si tratta della consapevolezza più immediata e arcana che attraversa mente e spirito di chi aspira a narrare storie attraverso la scrittura. Le capacità non soltanto dialettiche, ma anche e soprattutto immaginifiche che sono necessarie per generare le astrazioni tipiche dei romanzi, della narrativa e delle altre diramazioni della scrittura creativa non sono acquisibili senza creare un rapporto privilegiato con il linguaggio. Il futuro scrittore non può esimersi dal trattare la lingua di uso comune come un giocattolo, che esplora in ogni suo particolare e sperimenta alla ricerca di nuove applicazioni.

Senza una ricerca del genere sviluppata nel corso degli anni, degli studi e delle letture di piacere, uno scrittore non può definirsi tale, perché non è né in grado di acquisire il processo mentale che lo porta a formulare trame, caratterizzazioni dei personaggi e ambientazioni in modo autonomo, né di plasmare la sua scrittura in un modo carismatico e riconoscibile.

Si può imparare a scrivere per comunicare un certo messaggio in maniera chiara ed efficace in età adulta, ma non a plasmare storie per veicolare suggestioni attraverso le parole. La soglia creativa che rende un individuo scrittore in rapporto al proprio inconscio è la consapevolezza di portare avanti un processo molto più complesso, che affonda le sue radici nel talento naturale, nella curiosità per l’indagine di elementi e immagini dello spirito e nella loro volontà trasmissione all’immaginario altrui, così da accrescere quello collettivo.

Quando si diventa scrittore dentro di sé? Lo si è da sempre e lo si capisce da bambini.

Diventare scrittore per i lettori: la soglia scolastica

La scrittura è una delle attività più basilari e importanti per gli esseri umani, la cui nascita ha coinciso con quella della civiltà come la intendiamo al giorno d’oggi. Nessun avanzamento tecnologico può scalfirne il potenziale comunicativo, di influenza emotiva e di trasmissione delle informazioni, ma anche delle suggestioni nei confronti degli altri e soprattutto dei posteri.

Nonostante il mondo del lavoro offra sempre meno chances di mantenersi scrivendo e la comunicazione di massa prediliga altre forme espressive, la scrittura è più viva che mai. Molte riflessioni sullo stato attuale dell’editoria sfociano nel luogo comune: «Ci sono più scrittori che lettori». Si tratta chiaramente di un’esagerazione, ma presenta un fondo di verità.

Ogni anno, infatti, si pubblicano decine di migliaia di libri, molti dei quali, a prescindere da quanto vendono, avrebbero fatto meglio a restare bozze. Non perché ci sono tanti scrittori, ma perché moltissimi autori non definibili tali pubblicano libri buttati giù alla bell’e meglio. Essere scrittore saper concepire storie che vadano oltre un semplice collage di cliché, ma poi bisogna dimostrare a chi legge di aver acquisito un certo grado di tecnica e di conoscenza di cos’è e come si struttura un libro di narrativa.

Si tratta di saper collocare la propria opera in un certo genere o commistione di elementi fondativi, rapportandosi lucidamente con stilemi, scelte narrative e plot twist, giocando per analogia o per contrasto con ciò che il possibile lettore si aspetta. Inoltre, si tratta di saper usare la grammatica, le figure retoriche e la costruzione del periodo in maniera corretta, ma non solo. Al di là degli errori oggettivi, padroneggiare la scrittura significa stimolare la piacevolezza della lettura, rendendola parte integrante della trasmissione di un mood o di un messaggio. Tutte cose che chi scrive o legge molto nota d’istinto.

Nella fase vediamo che succede

Nella frase vediamo che succede

In cerca di qualcosa in cui credere

Come chi ha perso la fede

Fabri Fibra – Bisogna Scrivere

Questa è la soglia tecnica scolastica di uno scrittore, che è anche psicologica, perché sono i primi riscontri di lettori soddisfatti a definire che il nostro potenziale narrativo sta emergendo.

Quando sei diventato scrittore per i tuoi lettori? Quando le prime persone che scrivono e leggono molto sono rimaste colpite dalla mia abilità e ho capito di poter creare un’aspettativa narrativa.

Diventare scrittore per tutti: la soglia generatrice

Sebbene rappresenti soltanto la metà del percorso, di solito evidenzio la fine di questo passaggio come momento ufficiale in cui sono diventato uno scrittore. Questo perché la soglia generatrice è quella che si oltrepassa nel momento in cui si mettono finalmente in pratica le proprie idee e conoscenze per arrivare a un risultato concreto.

Chiunque abbia mai provato a buttare giù un libro lo sa, scrivere un romanzo è semplice soltanto in apparenza. In realtà, si tratta di un percorso irregolare, fatto di dubbi, incoerenze, suggestioni che nascono e marciscono, personaggi e situazioni che escono dalla porta per rientrare dalla finestra, messaggi e scene che irrompono nella mente creatrice per poi avvizzire in pochi paragrafi.

Si tratta di un vero e proprio percorso interiore, che attanaglia la forza generatrice astratta e ne torce le budella fino a estrarre l’ultima goccia di creatività. Un processo che in certi momenti impaurisce e in altri coinvolge oltremisura la mente dello scrittore, fino a esaurirla. Infatti, per un’idea che ce l’ha fatta a diventare libro ce ne sono altre mille che rimarranno bozza finché cestino non le separi dal suo creatore, e altre mille che hanno finito per convergere nell’opera finale.

Perciò, la tentazione di definirsi scrittore perché si ha ultimato un manoscritto è tanta, ma la soglia è davvero superata soltanto quando questo, dopo esser stato valutato, editato e ottimizzato, trova la via per la pubblicazione.

Quando sei diventato uno scrittore per tutti? Quando ho pubblicato il mio primo romanzo.

Da sentirsi a scrittore a esserlo: la soglia esperienziale

Sebbene sia una grandissima soddisfazione vedere il proprio nome su un libro munito di codice ISBN, non è sufficiente per uno scrittore che vuole continuare a definirsi tale. Questo perché non basta aver raggiunto il mercato e le librerie personali dei lettori, ma bisogna dimostrare di volerci e poterci restare.

Vendere un libro non è nemmeno lontanamente difficile quanto scriverlo, ma è ben più faticoso, perché presuppone presenza e impegno costanti, nonché una grande predisposizione a lavorare sull’immagine, a curare relazioni interpersonali, a mettersi in gioco e a rapportarsi non soltanto con i complimenti, ma anche e soprattutto con le critiche. Come ogni settore professionale, l’ambiente dell’editoria presenta percorsi lunghi e faticosi che conducono a risultati duraturi, scorciatoie che si rivoltano contro chi le prende e alcuni sbarramenti fattuali, ma soprattutto interiori, al proseguimento a lungo termine dell’attività.

La soglia esperienziale è quella che, dopo aver saggiato l’ambiente e i suoi meccanismi, fa scaturire il desiderio di rimanerci dentro per dire la propria, senza perdere la fame e la voglia di raccontare. Che permette di sviluppare idee e pensieri autonomi su cos’è la narrativa e su come la si dovrà declinare delle proprie opere future. Che dà un valore alla parabola di affermazione della propria opera ed estrae il meglio da chi si incontra lungo il percorso. La soglia esperienziale è oltrepassata del tutto quando, stringendo in mano il proprio libro, non si riesce a pensare ad altro che a ciò che conterrà il prossimo.

Quando sei diventato scrittore nei confronti dell’ambiente editoriale? Quando ho capito che avrei potuto scrivere altri libri a condizioni migliori del primo.

Il sogno di uno scrittore: la soglia professionale

Si tratta dell’ultimo, grande traguardo che sogna ogni scrittore: vivere esclusivamente grazie alle proprie opere e ad eventuali derivazioni nel mondo della cultura o dell’intrattenimento. Un obiettivo che raggiungono davvero in pochi, soprattutto in Italia, dove i grandi nomi dell’editoria scommettono sempre meno su un emergente o su un autore mediamente affermato e realizzare guadagni importanti nell’ambiente underground è difficile a causa della saturazione del mercato.

Tuttavia, questa situazione ammanta il fregio di scrittore professionista come un sogno, un’ambizione da soddisfare nel corso di tutta una vita, mettendosi in gioco continuamente e completamente. Aspirare a vivere di scrittura non è difficile, è quasi folle, perciò è un successo averci provato a prescindere da come vada a finire. Questo perché non per forza necessario superare la soglia professionale per lasciare dietro di sé grandi opere narrativa. Esse, anche se magari non condurranno al successo economico, doneranno comunque la soddisfazione di aver lasciato al resto dell’umanità un pezzo della propria anima, immune al decadimento del corpo e allo scorrere del tempo.

Una domanda che non mi pongono mai quando dico che sono lo scrittore è: «Perché?». In questo caso la risposta è molto più semplice: «Perché permette di vivere anche dopo la morte».

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