La Baia di Miami – di Salvatore Gargiulo

Che siano opera di emergenti, scrittori affermati o grandi classici del passato, i libri sono il fulcro del lavoro culturale e immaginativo di BTM, nonché la principale fonte di ispirazione, confronto e miglioramento in termini di abilità nella scrittura. Per stabilizzarmi nelle letture e imparare a riconoscere il meglio e il peggio del lavoro altrui, ho creato la rubrica Storie in Rete, con l’intento di presentare e analizzare libri interessanti e di qualità. Questo contenuto è stato realizzato in collaborazione con il blog Emozioni Imperfette, che vi invito a visitare per questo e molti altri consigli di lettura.

La baia di Miami è un giallo poliziesco con elementi thriller scritto da Salvatore Gargiulo, che ha visto il lancio sul mercato il 5 novembre 2021 grazie a Dragonfly Edizioni. Insieme ad altri sei romanzi di autori vari compone la collana Blood Rose, dedicata a libri che fanno della suspence il loro pezzo forte.

Una nuova vita nel Nuovo Mondo

Come suggerisce il titolo, la vicenda ha luogo nella metropoli statunitense dal clima tropicale, nota per le sue spiagge assolate, ma anche per essere il crocevia di pericolosi traffici illeciti. Giovanni Pastorino detto Il Capitano vi si trasferisce con la famiglia nel 1985, alla ricerca di un porto sicuro per sé e per la famiglia. In cerca di nuove prospettive, ma soprattutto in fuga dal proprio passato, in quanto aveva sempre finto di essere un regolare comandante di vascello, accumulando un’ingente fortuna con il contrabbando di sigarette all’insaputa anche della moglie.

La famiglia Pastorino riesce a riparare negli Stati Uniti e ad acquistare i terreni di un’incantevole baia, così Giovanni decide di investire tutto in una struttura ricettiva che possa assicurare un avvenire legale ai suoi eredi.

Al termine dell’antefatto, il lettore viene catapultato nei panni di Greta Ricciardi, una poliziotta appena trasferitasi a Miami da New York. Anch’ella di origini italiane, per l’esattezza campane, ha raggiunto gli States in giovanissima età, ed è alla prima esperienza in un dipartimento. Nonostante sia messa in secondo piano per il fatto di essere donna e novellina, grazie alla sua arguzia e al suo carisma riesce a mettere insieme una piccola squadra composta da altri poliziotti reietti e a guadagnarsi il rispetto del corpo di polizia incastrando uno dei principali trafficanti della città.

Nel corso dell’investigazione incontra per puro caso Michele, uno dei figli di Pastorino, presso un chiosco sulla spiaggia, e tra loro nascerà un’attrazione destinata a intrecciare i fili delle loro vite, ma anche il destino della famiglia Pastorino e la soluzione di un caso di omicidio.

Due romanzi appiccicati tra loro

Nel complesso, la ritmica della narrazione è piuttosto sbilanciata, in quanto alterna fasi estremamente concitate, al limite del riassuntivo, a momenti di contemplazione e successioni di scene a scorrimento lento. A livello di concept, il libro sembra pescare a piene mani dalla struttura di una serie TV crime, in quanto è diviso in due parti che, a parte gli imprescindibili elementi di continuità legati alla presenza degli stessi personaggi, sono sostanzialmente episodi indipendenti e auto conclusivi.

Non ho trovato particolarmente efficace questa scelta strutturale, in quanto fino a un certo punto la trama segue una certa direzione, la crociata di Greta contro i cartelli della droga, per poi virare d’un tratto verso il caso che coinvolge Michele e i Pastorino, in maniera sbrigativa e poco plausibile a livello procedurale. Infatti, se è umanamente comprensibile il desiderio della giovane d’intervenire direttamente per salvare la famiglia dell’uomo di cui è innamorata, la facilità con cui superiori e altri addetti la fiancheggiano nel condurre indagini non ufficiali su un caso da cui è stata esclusa in quanto emotivamente coinvolta scricchiola parecchio.

la baia di Miami

CSI o La Signora in Giallo?

Caso che è stato impostato alla maniera del più classico dei gialli di Agatha Christie, utilizzando una formula vista e rivista e in pieno contrasto con la prima metà del libro, tutta infiltrazione e sparatorie. Ciò che ne viene fuori, oltre a uno scoramento ritmico, è anche il ritratto di una Greta poliziotta perfetta, eroina poliedrica e infallibile.

Se da un lato emerge palesemente l’intenzione di costruire una storia su più binari, dall’altro una maggiore ponderatezza delle scelte e delle svolte narrative avrebbe certamente dato una maggiore impressione di omogeneità. In definitiva, si tratta di un tentativo interessante di uscire da uno schema strutturale classico, che tuttavia si è risolto nell’appiccicarne due tra loro.

A livello di tematiche affrontate, La baia di Miami non si discosta molto da ciò che ci riservano solitamente gli esponenti del genere. Attraverso le sue vicende e i suoi personaggi traccia un quadro piuttosto ampio dell’eterno conflitto tra il bene e il male, la legge e la morale, la redenzione e la condanna. Un ruolo centrale ha la storia d’amore, ma nonostante questa centralità in termini di spazio concesso, nell’economia dell’intreccio risulta un elemento di contorno, parallelo a ciò che muove la narrazione e riempitivo per i suoi buchi.

Ah, l’amore. Oh, gli stereotipi

Se per il personaggio di Greta la questione amorosa ha successo nel conferire un certo grado aggiuntivo di sviluppo psicologico e di approfondimento della personalità, per quello di Michele è invece il contrario. Ciò è dovuto al fatto che Michele, al di là del legame con Greta, non ha una vera e propria caratterizzazione. Sarebbe tranquillamente potuto comparire come l’innamorato per tutto il libro, per il lettore non avrebbe fatto alcuna differenza.

Molto più profonda e riuscita è la caratterizzazione di Pastorino senior, che ha una sua parabola coerente e soddisfacente nel corso degli anni e delle pagine, sebbene mi abbia fatto leggermente storcere il naso il fatto che alla moglie non fosse mai sorto il minimo sospetto sull’importante accumulo di ricchezze del Capitano.
Per quanto riguarda i personaggi secondari, nel complesso sono piuttosto riusciti, nonostante sia palese il loro concepimento sulla base di due distinti canoni di strutturazione narrativa. I colleghi di Greta al dipartimento e l’antagonista della prima ora, lo spacciatore, sono infatti più abbozzati e, per quanto psicologicamente puliti ed efficaci, talvolta cadono leggermente nello stereotipo.

A un certo punto mi aspettavo d’incontrare il poliziotto prossimo alla pensione che si becca un proiettile letale. Lascio al lettore il compito di scoprire se Gargiulo ce l’ha messo dentro o meno.

La seconda metà del libro apre invece una parentesi molto più ampia sulla personalità, sulle motivazioni e sui rapporti intrinsechi tra gli antagonisti, dovuta alla necessità di tracciarne l’identikit da sospettati. Da questo punto di vista l’autore ha fatto un ottimo lavoro, che poteva essere completato con l’inserimento o la valorizzazione di un personaggio spalla della protagonista, non soltanto emotiva ma anche procedurale.

Ciò, oltre a rimpolpare la solidità e l’impatto del parco personaggi, avrebbe anche attutito quell’aura d’irrealistica perfezione investigativa che si viene a creare intorno a Greta.

Un’ambientazione concepita per sentito dire

Per quanto riguarda le ambientazioni, il lavoro fatto è stato discreto. Non possiedono la profondità di chi agisce per esperienza diretta, ma il focus su determinati dettagli ambientali e descrittivi riesce a proiettare quantomeno l’idea di Miami. Tuttavia, è difficile respirare la realtà statunitense da un punto di vista politico e sociale, in quanto il romanzo è praticamente privo di elementi caratteristici in questo senso, e non aiutano le origini italiane dei protagonisti. A livello d’interni e di luoghi significativi, invece, ci si trova di fronte a un libro ben costruito.

Lo stile di scrittura di Gargiulo è tutto sommato piacevole, tuttavia non ho particolarmente apprezzato una certa tendenza allo spiegone, specialmente nella parte iniziale, che prevede molte sequenze di sommari che avrebbero potuto essere presentate in maniera meno didascalica e più avvincente, per esempio attraverso riferimenti nel corso dei dialoghi o scene dedicate. Mi riferisco nello specifico alla vicenda della famiglia Pastorino, la quale già appare più marginale di quanto effettivamente lo sia per via di alcune scelte narrative, e perde ulteriormente in capacità di coinvolgimento per come viene presentata.

In definitiva, La baia di Miami è un discreto romanzo poliziesco, che mescola alcune intuizioni interessanti e parecchio usato sicuro in una vicenda che si lascia leggere volentieri. Se a livello tecnico non sono riscontrabili particolari errori, non si distingue per brillantezza né in termini di azione né di deduzione investigativa. Si tratta perciò di una lettura leggera, piacevole ma tutto sommato prevedibile, consigliata prettamente agli amanti del genere che vogliono rimanere nella loro comfort zone.

Voto: 6,8/10

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Author: Marco Ferreri

Scrittore con all'attivo un romanzo e una raccolta di racconti, mi occupo da un paio d'anni di divulgare letteratura, alla ricerca di nuove idee per le mie storie e proficui confronti con altri autori e appassionati.

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